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6ÈME REGIMENT D'INFANTERIE LÉGÈRE - CARABINIERS
Non poteva esserci occasione migliore del nuovo ciclo di anniversari napoleonici (1796-2026) per allargare alla controparte francese il nostro orizzonte rievocativo. Quest’anno, infatti, Acrimperi rilancia il gruppo di ricostruzione storica 6eme Régiment d’Infanterie Légère, che fu attivo tra il 2006 e il 2012. Grazie ad alcuni veterani che hanno ancora entusiasmo da vendere ed esperienza da condividere, il 2026 segna il ritorno sui campi di battaglia italiani ed europei di questa unità che ebbe il plauso dell’organizzazione di Austerlitz2010 per aver riportato in vita, per la prima volta in 200 anni, le manovre per tirailleurs scritte da Morand per Davout nel 1811.







Nell’esercito francese la fanteria si divideva in “di Linea” e “Leggera”. In teoria, la fanteria leggera avrebbe dovuto avere compiti di avanguardia, protezione dei fianchi, schermo di copertura, esplorazione, guerra di avamposti e tanto altro, compiti che per sua natura di “massa di manovra” la Linea non poteva svolgere. Quindi, i fanti leggeri avrebbero dovuto avere un addestramento più ampio e mirato soprattutto a sviluppare capacità di tiro, intraprendenza individuale, oltre che a saper fare manovre di apertura en tirailleurs a volte molto complesse. In teoria. Perché la realtà fu molto diversa.
Tra il 1788 (anno in cui, sulla scorta d’esperienza fatta nelle guerre franco-indiane e nella guerra d’indipendenza americana, furono creati i primi battaglioni di cacciatori dalle ceneri delle disciolte Legioni Miste,) e il 1796 vi fu invero uno sviluppo rapidissimo della specialità in seno all’esercito francese, ma è vero anche che i comandanti francesi agivano molto pragmaticamente e le testimonianze documentano come “en tirailleurs” ci finissero anche interi battaglioni di fanteria di linea. E tale pratica si protrasse fino alla fine dell’Impero. Marmont, uno che ne sapeva, scrisse nel suo Dello spirito delle Istituzioni Militari (1845) che non aveva mai capito perché la fanteria leggera sotto Napoleone combattesse come la Linea, su tre ranghi, con le stesse armi e le stesse tattiche, solo con l’uniforme diversa, a differenza degli altri paesi che impiegavano Riflemen e Jaegers, armati di carabine rigate. Eppure, nonostante i compiti di schermagliatore non fossero strettamente limitati all’una o all’altra specialità, tanto che per paradosso qualcuno anzi si spinse a dire che “in pratica tutta la fanteria francese può dirsi leggera” (Duhesme) e nonostante nessuna istruzione d’esercizio particolare sia mai stata adottata ufficialmente, la demarcazione tra Linea e Leggera rimase ben definita ancora a lungo, ben oltre la caduta di Napoleone, fino alla riforma del 1854 che uniformò e rinominò “di Linea” tutti i reggimenti esistenti.
Nei reggimenti di Fanteria Leggera lo spirito di corpo era alle stelle, tanto che sono famigerati alcuni casi di risse con i membri della Vecchia Guardia; il fatto è che l’uso estensivo di tirailleurs nel nuovo modo di condurre la guerra da parte dei francesi portò gli uomini della Leggera ad acquisire capacità di combattimento superiori, fino a quando molti iniziarono a pensare che queste truppe fossero d’elitè, e anche i Leggeri stessi. John Elting scrisse “sebbene fanteria leggera e fanteria di linea avessero la stessa organizzazione, lo stesso armamento, equipaggiamento e regolamento d’esercizio, c’era differenza tra loro, tanto definita quanto intangibile. La Leggera aveva acquisito una tradizione di impeto e aggressività, di avanguardia e protezione dei fianchi, di rapido dispiegamento ed esperta in skirmishing. Napoleone preservò l’orgoglio della Leggera conservando pantaloni blu, e presentandola sia come esempio da emulare sia come formidabile corpo di combattimento.
Nel 1814 erano ben 36 i reggimenti di Leggera (circa un terzo del totale di tutta la fanteria N.d.A). Proprio nell’uniforme stava la differenza più marcata tra le due: la Leggera infatti portava Habits con code corte fin dal 1794, blu con profili bianchi, e pantaloni anch’essi blu aderenti e lunghi fino alla caviglia, detti all’ungherese. Altra nota di colore, la Leggera fu la prima ad avere in dotazione lo shakò nel 1801, e la prima a vedere istituiti i volteggiatori tra i suoi ranghi nel 1804. Avendo accennato a volteggiatori, non possiamo che soffermarci ora sui carabinieri, la compagnia che abbiamo deciso di ricostruire. In un battaglione di fanteria vi erano 9 compagnie (pre-1808), 8 di fucilieri e 1 di granatieri. Sempre per evidenziare le differenze, nella Leggera si chiamavano rispettivamente chasseurs e carabinieri. A dispetto del cambio di nome, i requisiti sui quali venivano scelti i carabinieri era i medesimi: soldati veterani con almeno due campagne alle spalli, alti non meno di 1,73 m e tra i tiratori più abili.
I carabinieri quindi erano i soldati scelti del battaglione, l’elitè dell’elitè, il loro colore distintivo era il rosso (spalline, dragona, piumetto o pon pon) e il loro simbolo la granata.
La vera 6eme Léger nasce nel 1796 con la Seconda Amalgama e si trovava di stanza sul Reno, partecipando a diversi combattimenti, tra cui il passaggio del fiume nel 1797. Nel 1800 è nell’Armata della Riserva, poi rinominata Armata d’Italia, e combatte a Chiusella e a Marengo, dove si guadagna il titolo di “Intrépid”. Più avanti quell’anno combatte a Pozzolo. Tra il 1802 e il 1805 viene completamente riequipaggiata mentre staziona al campo di Boulogne (stando alle revues, i carabinieri hanno Bonnet de poil e gli chasseurs lo shakò). Inizia allora la campagna contro la III Coalizione e la 6eme parte per la Boemia. Si distingue a Elchingen, dove due sue compagnie di Carabinieri e due compagnie di Volteggiatori attaccano alla baionetta il ponte difeso da un pezzo di artiglieria, catturandolo. Dopo Ulm, battaglia che costituisce il primo degli “onori” presenti sulla bandiera della 6eme, il reggimento non partecipa però ad Austerlitz, perché impegnato a scortare prigionieri austriaci in Francia. Riparte per le campagne del 1806 e del 1807. Intanto, le compagnie di carabinieri e volteggiatori del 3° battaglione di riserva vengono distaccate presso la famosa divisione Granatieri Riuniti di Oudinot, dove resteranno fino al suo discioglimento nel 1809. Il Primo e Secondo battaglione sono nel VI Corpo di Ney, 2° Divisione Marchand. Come tutto il resto del Corpo, la 6eme viene impiegata solo parzialmente a Jena, ma si rifà a Eylau (in cui i Carabinieri resistono tenacemente a tre assalti di granatieri russi ) e a Friedland, dove periscono ben 250 dei suoi 2100 uomini. Nel 1808 tutti e tre i battaglioni vengono inviati in Spagna, mentre viene formato un quarto battaglione di guerra e un quinto di deposito. Da questo quarto battaglione, non ancora in linea, vengono prelevate due compagnie di chasseurs per andare a rinforzare la divisione di Oudinot. Questi uomini, ripartiti in varie brigate e divisioni, partecipano a Essling e a Wagram. Il resto del battaglione viene cooptato per aggiungersi all’XI Corpo di Augereau nel 1812, in preparazione alla Campagna di Russia. Rimane di stanza nelle retrovie in Polonia, sulla Vistola, a protezione delle linee di rifornimento della Grand Armée. Nel frattempo, il carnaio iberico reclama sangue e vite umane, e la fotografia delle posizioni tenute dalla 6eme nel 1812 sono emblematiche dello stato generale delle armate francesi:
1° Battaglione: Armata del Portogallo
2° Battaglione: in rotta, in marcia verso la Francia
3° Battaglione: nominalmente Armata del Portogallo, ma risulta in continuo movimento (Phalsbourg, Dresda?)
4° Battaglione: XI Corpo di Augereau, Polonia
5° Battaglione: deposito, privo di tutto e senza uomini.
Dopo la disastrosa ritirata del 1812, il reggimento viene riorganizzato. Il 4° battaglione si rinchiude a Danzica, passato sotto il X Corpo di Rapp, dove viene assediato. Il 2° battaglione viene incorporato in un Sesto Reggimento Provvisorio, nel III Corpo di Ney dell’Armata del Meno. Qui prende parte alla Battaglia di Gross-Goerschen, dimostrando ancora una volta il proprio valore e contribuendo all’effimera vittoria francese, pur subendo pesanti perdite. E’ allora che il Secondo Battaglione viene rinforzato con gli elementi del 3° proveniente dalla Spagna. Combattono a Lipsia, sull’Elster, ad Hanau. Alla fine della campagna del 1813, i due battaglioni contano 15 ufficiali e 121 uomini sopravvissuti. In vista della difesa della Francia, la 6eme viene nuovamente riformato. Il 2° e 3° Battaglione vengono fusi assieme e spostati nel VI Corpo di Marmont, e da Coblenza marciano per Verdun. All’inizio del 1814, il reggimento versa in uno stato pietoso:
1° Battaglione: Armata dei Pirenei
2° Battaglione: VI Corpo di Marmont in Francia (190 uomini)
4° Battaglione: assediato a Danzica Battaglione di deposito (composto perlopiù da feriti in convalescenza): Phalsbourg
Nella campagna del ’14, il Secondo Battaglione combatte ininterrottamente, a La Rothiere (1 febbraio), a Champaubert (10 febbraio), a Montmirail (11 febbraio), a Vauchamps (14 febbraio) e in altri scontri più o meno piccoli. Raggiunta Rouen, al battaglione si riuniscono 500 uomini che erano stati presi prigionieri nelle battaglie di Villafranca e Arapiles. Negli ultimi sussulti dell’Impero, il 4° battaglione difende Phalsbourg assediata e il 1° combatte a Tolosa. Durante i Cento Giorni, il Primo e Secondo Battaglione sono nel VII Corpo a Chambery, incaricati della difesa delle Alpi, mentre il Terzo e il Quarto sono inquadrati nel IV Corpo di Gerard, Ala Destra dell’Armèe du Nord sotto il comando di Grouchy. Partecipa quindi vittoriosamente alla battaglia di Ligny, in cui rimane quasi sempre al centro dell’azione. Come ben si sa, Grouchy viene distaccato per inseguire i prussiani sconfitti ed evitare che si ricongiungano con gli anglo-olandesi di Wellington schierati nei pressi di Waterloo. Quindi, la 6eme quel fatidico 18 Giugno 1815 combatte sì, ma a Wavre contro la retroguardia prussiana.

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