top of page

CUSTOZA 1866-2016

RIFLESSIONI SULL'ORGANIZZAZIONE DELLA RIEVOCAZIONE DEL 150° ANNIVERSARIO



L’organizzazione di un evento di ricostruzione storica è per molti versi simile alla progettazione di un documentario. I reenactors, per potersi esprimere al meglio, devono essere inseriti in un contesto in cui la loro ricercatezza uniformologica e tattica possa esprimersi al meglio e nella massima libertà consentita. Si devono creare condizioni stimolanti e predisporre una scaletta che li sproni all'azione ma il vero rievocatore sa come e quando agire, ed è in quel preciso momento che l’evento si eleva dalla consuetudine degli “spettacoli” a carattere storico.

D’altro canto questa grande potenzialità deve essere tanto fruibile quanto versatile: l’evento di ricostruzione DEVE trasmettere contenuti perché è prima di tutto un momento di divulgazione, adatto ad adulti e bambini, a profani ed esperti della materia.


Il 150° anniversario della battaglia di Custoza del 1866 è stato uno dei contesti in cui sono stato coinvolto come organizzatore di manifestazioni di questo tipo. Dal 2006 sono attivo nel reenactment italiano ed internazionale di età napoleonica e risorgimentale, e già dal 2013 sono soggetto spesso centrale nell’organizzazione di grandi eventi legati a queste epoche.E’ stata proprio l’organizzazione di un evento (Operasesta) che mi ha portato alla conoscenza dell’amministrazione di Sommacampagna e, di fronte a quanto era stato fatto, a spingermi a propormi come “regista” della rievocazione di Custoza 1866-2016. Il 1866, la Terza Guerra d’Indipendenza, un po’ come il 1848 e la Prima, sono vicende tanto discusse dai libri e dagli storici quanto trascurate dal reenactment italiano.


Che ci piaccia o no ammetterlo, non si vuole rievocare una sconfitta, un fallimento. Queste indelebili cicatrici sul giovane viso della nostra nazione sono purtroppo diffusamente considerate come prove dell’inefficienza italiana che sin dai primordi dell’idea nazionale ha marchiato anche l'iniziativa militare. Si commemorano i caduti, suonano le bande e si stendono corone d’alloro per la memoria di quei valorosi che, nel loro sostanziale fallimento, hanno dato la vita per l’idea della loro Italia.

Si rievoca diffusamente invece il 1859, questa gloriosa marcia trionfale che ha condotto alla cruciale battaglia di Solferino ma che ha visto la propria brusca interruzione a Villafranca. Le glorie di Magenta, San Fermo, Madonna della Scoperta, Vinzaglio e tante altre rivivono oggi grazie all’azione di appassionati e dell’iniziativa di enti ed amministrazioni.


Come presidente di un’associazione che si occupa di divulgazione storica e di ricostruzione ho scelto di indirizzare la nostra azione in una direzione leggermente diversa. Ci siamo detti: la storia è storia; le vicende del passato, nella loro complessità e nelle molteplici sfumature di cui sono interpreti devono essere indistintamente studiate e ricordate.

Ed è proprio in quelle parentesi su cui si soprassiede con tanta facilità che ci siamo messi ad indagare e dove, non senza soddisfazione, abbiamo trovato spunti e sorprese. Mi riferisco anzitutto agli anni della caduta del Regno d’Italia e del Lombardo-Veneto, l’età Biedermeier, di Metternich e della Santa Alleanza, di carbonari e polizia, gli anni del Quadrilatero, dell’incantesimo della pace del Congresso di Vienna ma anche della prima e della terza guerra d’indipendenza e delle apparenti contraddizioni che portarono con sé alla loro conclusione. Questa storia troppe volte dimenticata ha vissuto molti dei suoi atti cruciali su suolo italiano e, spessissimo vicinissimo a noi che viviamo nel contesto morenico tra il Garda, Verona e Mantova. Proprio al fine di questa analisi s’era indirizzata, già nel 2015 la nostra ricerca sul 1866. Ci siamo inseriti in moltissime iniziative e ne abbiamo promosse altrettante: dal percorso con il FAI di Verona sul 1866 per far conoscere l’Arsenale e la restaurata Santa Marta -con cui abbiamo anche approfondito la produzione del pane e la natura originale dell’edificio-, e con quello di Mantova per riscoprire la Mantova alla fine del dominio asburgico, ai percorsi di formazione con le scuole e con associazioni culturali, dalla partecipazione a convegni e mostre tematiche al coinvolgimento in eventi di rievocazione in tutta Europa. 

Tutto questo organizzando Operasesta, l’evento che più ci riempie d'orgoglio e che ha appena visto la propria 4° edizione in 4 anni, coinvolgendo anche il celebre divulgatore storico Alessandro Barbero. Abbiamo scoperto e approfondito vicende che la nazione ha spesso dimenticato, che hanno portato all’acquisizione del Veneto e poco dopo alla fine dell’Impero d’Austria e alla nascita dell’Austria-Ungheria. Vicende di uomini, donne e bambini. Civili e militari. Di una speranza che aveva lasciato i tratti talvolta fanatici del ’48 e che aveva vissuto la disillusione del 1859. Della prima vera guerra del Regno d’Italia. L’aspetto che sin dall’inizio si rivelò tanto entusiasmante quanto talvolta deludente fu vedere quanto diffusa fosse l’ignoranza su questa campagna e su quanto fosse facile, anche per giornalisti facili alle conclusioni affrettate, marchiare l’uno o l’altro contendente come buono o cattivo.

Il gusto risorgimentalista o viceversa revisionista si sono scontrati in punta di penna senza che a nessuno, veramente, importasse dei fatti. Nelle molteplici attività che ci hanno portato all’organizzazione della rievocazione di Custoza, la cosa che più spesso abbiamo dovuto far presente è che su quel campo di battaglia non si scontravano solo due Stati. C’erano anche italiani che si fronteggiavano da un fronte e dall’altro. C’erano idee diverse, visioni del mondo contrapposte eppure, quasi totalmente scevre di fanatismo. Lo si evince facilmente dalle memorie dei soldati e dei bassi ufficiali (raramente da quelle dei generali perché spesso sono falsate da giustificazionismo o accanimento nei confronti di competitori e rivali politici). E’ il leitmotiv del film Senso, di Visconti, proiettato a Sommacampagna all’inizio del 2016. E’ una storia fatta di persone ed è proprio questo che la rievocazione ha voluto portare alla luce.


Non si sono convocati attori per impersonare i generali o i feldmarescialli. Niente ostentazioni di galloni e piumaggi.

Si sono fatte file di tende bianche da un lato e dall’altro del brolo di Custoza, tra la chiesa e Villa Morano.

I rievocatori, provenienti da diverse nazioni europee, hanno convissuto lì per i tre giorni di evento. Ancora oggi, quando ci incrociamo sui campi di battaglia europei, ci salutiamo con il grido “Custoza!”. Tutte le armi sono state rappresentate: fanteria, artiglieria e cavalleria. Le tattiche d’epoca e i regolamenti di manovra sono stati applicati di fronte agli sguardi del nutrito pubblico.


Dopo 150 anni i fucili a percussione e le sciabole son tornati a scintillare della loro spietata bellezza sui campi di Custoza e il fragore dei cannoni a far tremare le antiche dimore che ancora oggi recano i segni di quella grande battaglia. Abbiamo gestito due battaglie, più varie scaramucce. Abbiamo fatto i turni di guardia, vissuto il campo storico sotto l’implacabile sole di fine giugno. Abbiamo combattuto in cappotto di lana come all’epoca e marciato poi sotto la pioggia domenica a commemorare i caduti all’Ossario.


Fare rievocazione è questo: devozione e rispetto per la storia, umiltà nei confronti dei fatti e degli uomini che li hanno vissuti, desiderio di promuovere la conoscenza delle nostre radici e del sacrificio fatto per il nostro presente, ricerca non tanto per dare la migliore resa visiva -che è un fatto secondario- ma piuttosto per meglio comprendere il perché di certe scelte. Infine, rievocare è conoscere tante persone, di molti paesi, di diverse lingue, di varia estrazione.

 Siamo tutti fratelli oggi, al di là di gradi e colori. Come anticipavo, ancora oggi, due anni dopo, basta un grido per unire persone lontane “Custoza!”.


Mi piace pensare che le divise, in questo caso non dividano.


E che le uniformi non uniformino.


Ogni rievocatore, nel giusto contesto e con i giusti stimoli può essere, nella sua unicità, il mezzo per permettere al passato di tornare alla luce e al presente di dare speranza per il futuro.


Sono fiero di aver contribuito secondo le mie capacità alla riuscita dell’evento e di essere uno di quelli che tra qualche anno potranno dire “Al 150° anniversario di Custoza io c’ero”.


L. Danieli, Presidente Associazione Cultura e Rievocazione Imperi

54 visualizzazioni

Post correlati

Mostra tutti
bottom of page