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  • L. Danieli

COMANDARE UN FORTE DEL QUADRILATERO

La passione dei collezionisti e dei bibliofili ha tratti positivi e negativi nella ricerca storica che siamo soliti svolgere. Se da un lato la ricerca di volumi su temi specifici ha consentito di recuperare materiali dispersi e creare delle collezioni tematiche, dall'altro, la gelosia dei collezionisti stessi, raramente concede l'opportunità di effettuare ricerche su quei testi.


Tali opposte casistiche non sono tuttavia fonte di preoccupazione per i soci acrimperi: il collezionismo di molti soci si innesta su un forte senso di comunione tra appassionati che conduce, come in questo caso a scoperte interessanti.


Una delle mie più recenti acquisizioni è un volume del 1868, stampato a Vienna coi tipi dei Carl Gerold (figlio) con una raccolta di saggi di ingegneria pubblicati dal comitato superiore dell'arma del Genio.



Tra questi, uno ha colpito il mio interesse: un capitolo di istruzioni per il Comandante del Forte Pincipe Ereditario Rodolfo di Verona (forte che conosciamo bene avendoci fatto più volte iniziative). Oltre alla curiosità specifica sull'opera fortificata e sul suo funzionamento tuttavia ciò che più mi affascina è l'applicabilità dell'argomento che spiega in modo dettagliato ed esaustivo i precetti gestionali delle fortificazioni di quella generazione. Può essere facilmente considerato come un insieme di istruzioni che potevano essere facilmente declinate alle casistiche dei campi trincerati dell'intero Quadrilatero e, per estensione ulteriore, dei forti asburgici di quell'epoca.


Alcune parti del testo sono strettamente specifiche del forte in oggetto e sono di relativo interesse se non per la ripartizione proporzionale che può essere dedotta e applicata ad altri opere (ad esempio il rapporto tra artiglieri e fanti nelle specifiche aree o il posizionamento dei tecnici del genio). Trasversali sono invece i ragionamenti circa le modalità di difesa del forte alle varie tipologie di attacco e le prescrizioni generiche sul mantenimento del forte e della guarnigione e sulle norme da applicare nelle varie situazioni.


Ecco la traduzione -per quanto possibile letterale- del testo.



 

ISTRUZIONI PER COMANDANTI DEI FORTI


Il comandante della Forte è sempre l'ufficiale più anziano di grado tra quelli della guarnigione, indipendentemente dall'arma; il suo vice è l'ufficiale superiore di rango successivo, che è obbligato a tenerlo pienamente informato di tutto, in modo che non derivino conseguenze negative da un improvviso avvicendamento al comando.

Ad assistere il Comandante sono gli ufficiali dell'Artiglieria e del Genio come consiglieri, che ricevono le loro direttive speciali dai rispettivi comandi superiori e dirigono gli affari specifici delle loro armi con il consenso del Comandante.



Con l'aiuto di questa Istruzione, il comandante deve avere la più completa conoscenza di tutti i suoi obblighi per poter prendere le misure necessarie con chiarezza in tutti i casi possibili in modo che nulla lo sorprenda. Spetta a lui conoscere i dettagli del forte occupato, il suo armamento, le munizioni e le provviste, lo stato della guarnigione, la funzione e lo scopo non solo del proprio forte, ma anche quello di tutti i forti che cooperano con esso.

Attraverso un'attenta ricognizione può acquisire la piena conoscenza del terreno d'attacco (si intende il terreno verso cui il forte è armato) limitrofo all'Opera fortificata fino alle Opere vicine e quello posto dietro, nonché tutte le vie di comunicazione, in modo che sappia ottimamente orientarsi non solo di giorno ma anche di notte ed eviti ogni inganno.


Il Comandante assicura la sveltezza del lavoro, l'ordine e la sicurezza militare, e gestisce la difesa. È direttamente subordinato al comando della fortezza, al quale riferisce tutti gli incidenti importanti e di cui riceve solitamente gli ordini attraverso il nulla osta quotidiano del comando della fortezza. Per consentire al Comandante di svolgere il suo dovere tuttavia, le seguenti spiegazioni possono servire a facilitarne l'incarico, che è associato ad una grande responsabilità.


Posizione

L'opera si trova nella prima linea di difesa sulla sponda destra dell'Adige di fronte all'abitato di S. Massimo, tra le strade per Lugagnano e per Sommacampagna.

Scopo


Lo scopo principale di quest'opera, come quella di ogni opera campale in generale, è quello di mettere in sicurezza i locali interni respingendo gli attacchi nemici. In particolare, quest'opera ha il compito di supportare le due opere sussidiarie, l'Imperatore Francesco Giuseppe e l'Arciduchessa Gisela, in caso di attacchi contro di esse, con poderosi colpi di artiglieria dai fianchi; a tale scopo questi ultimi formano un angolo di 100 gradi con i prolungamenti delle facce delle opere vicine. Quest'opera, infine, ha ancora il compito di impedire al nemico di sfondare tra le due opere vicine.



Descrizione


L'Opera forma una mezzaluna chiusa al fronte di gola ed è costituita dallo sviluppo delle mura e dal ridotto. La capacità offensiva è preservata sui due fronti e sui fianchi da un muro autoportante merlato, e al fronte di gola da un fossato. Per fiancheggiare il muro del fossato, alle due spalle sono poste caponiere per artiglieria e piccoli calibri. A proteggere il fossato di gola c'è una caponiera in collegamento con il ridotto, allestita anch'essa per la difesa con artiglierie di piccolo calibro. In ognuna delle tre caponiere menzionate vi sono feritoie per quattro cannoni, cosicché ogni lato è protetto da due cannoni. Per la comunicazione con le due caponiere sulle spalle si usano le poterne, che passano sotto i terrapieni. Dalle caponiere si arriva al camminamento di ronda, costruito dietro il muro autoportante. Nello sviluppo della gola è presente un sistema di casamatte, attraversato da una poterna al centro e diviso in due metà uguali. Quest'ultima conduce direttamente da un lato nella gola e dall'altro delle stanze menzionate. I portali d'ingresso principali, dotate di porte corazzate e ponti levatoi, sono posti su entrambi i lati della caponiera di gola. Le gallerie d'ingresso sono fiancheggiate direttamente da gallerie di fucili adiacenti.

Il ridotto è a prova di bomba, è ordinato su due piani ed è chiuso verso la gola da un muro merlato autoportante, quest'ultimo è collegato alle casematte di valle da due muri alari, in modo che il ridotto e le casematte di valle formino un tutt'uno, che contiene due cortili (punti di ritrovo) e si presta ancora ad una difesa autonoma dopo che il perimetro fosse stato preso d'assalto.



Ai lati del ridotto rivolti verso il muro su entrambi i piani sono presenti gallerie di fucilerie, di cui quella superiore è utilizzata per proteggere il ridotto e quella inferiore per coprire la base dei terrapieni del forte.

I locali di deposito sono nel ridotto, nelle casematte di gola e nei tre tratti delle mura. Le polveriere sono sei, di cui quattro sotto i camminamenti di ronda e cioè una su ciascun lato della poterna anteriore e nelle due annesse alle casematte di gola. Le altre due sono nel ridotto. I depositi dei viveri disponibili sono due nel ridotto.

Su entrambi i piani del ridotto si trovano le cucine per 600 uomini. I servizi igienici sono quattro, uno per ciascuna delle due poterne anteriori e uno per piano nel ridotto. Vi sono quattro pozzi, uno dei quali è nel ridotto, gli altri tre sotto le mura.


Equipaggio


consiste di 375 uomini di fanteria, 80 d'Artiglieria, (per la movimentazione dei cannoni vengono chiamati gli uomini della fanteria) e 12 uomini del Genio.


Servizio di sicurezza

Per i tempi ordinari le relative disposizioni sono contenute nel regolamento di servizio e sono comunque note ad ogni comandante. In tempi di incertezza o di guerra, si applicano le seguenti disposizioni: il servizio di sicurezza in ogni Forte può solo essere affidato al personale del forte stesso, e gli equipaggi di questi non devono prendere parte al servizio generale di avamposto per mettere in sicurezza il campo trincerato, salvo casi speciali*.

A tale scopo la fanteria, dalla quale l'equipaggio per il maneggio delle armi deve essere separato all'inizio e adibito esclusivamente al servizio dell'artiglieria, è divisa in tre parti uguali. Un terzo di questo equipaggio è di guardia, e il resto è rigorosamente in attesa nel cortile interno del ridotto.


*In genere il servizio di avamposto e sicurezza deve essere assicurato dalle truppe mobili nel caso di forti attaccati, ma dalla propria guarnigione nel caso di forti non attaccati

Alla porta d'ingresso ha sede un posto di guardia, il secondo ingresso va tenuto completamente chiuso, a cui poi di giorno vengono aggiunti altri tre posti di segnalazione sui bastioni dello sviluppo murato, cioè uno nel punto più alto e uno su ciascuno dei fianchi, con funzione di sorveglianza delle opere limitrofe per riferire immediatamente qualsiasi osservazione. Queste ultime sono assegnate alle ispezioni delle truppe di artiglieria e genio.

Di notte vengono inviate pattuglie di collegamento con i distaccamenti periferici di truppe, ove necessario possono essere mantenute pattuglie permanenti*.

Il secondo terzo della squadra di fanteria si tiene pronto e il terzo terzo riposa.

Un terzo dell'equipaggio dei cannoni è in servizio, ispezionando le mura di giorno e rimanendo con le armi di notte. Gli altri due terzi riposano. Lo stesso vale per la truppa del Genio, che partecipa alla sorveglianza.

Qualora si verifichi il caso eccezionale in cui sia ordinato di provvedere ai lavori del servizio generale di avamposto, questo sarà eseguito dal primo terzo e il secondo vi si aggiungerà.



Disposizione degli allarmi


L'allarme può essere dato nel Forte o da un allarme generale del campo trincerato o dallo stesso comandante del forte se la fabbrica sembra esposta ad un attacco nemico. In quest'ultimo caso, potrebbe essere più opportuno dare l'allarme sommessamente mediante segnali prestabiliti, al fine di mostrare da un lato al nemico l'illusione di cogliere il forte di sorpresa e dall'altro nel caso in cui non si confermassero i timori di un attentato, per non allarmare inutilmente il resto del campo trincerato.

* Questo punto è stato modificato in modo che il comandante del posto principale dovesse portare senza indugio i rapporti provenienti dalla linea di vedetta sulle osservazioni ai comandanti dei forti secondari coinvolti.


Scopo dell'allarme è chiamare il presidio nei luoghi loro assegnati per preparare il lavoro; A tal fine, la strumentazione dell'opera deve essere determinata e praticata in anticipo, come segue:


Disposizione delle truppe


Sulle postazioni di artiglieria degli spalti laterali insieme per il caricamento e maneggio dei cannoni vanno 16 uomini di artiglieria e 24 uomini di fanteria e nelle gallerie delle fucilerie 28 fanti.

Nel percorso di ronda dietro la parete autoportante su entrambi i versanti con 60 fanti e 30 fanti sono disposti sulle ali laterali Sugli spalti sono posti 8 artiglieri e 12 fanti nelle postazioni tiro mentre 12 fanti sono collocati nei depositi munizioni. Lungo le mura perimetrali per maneggio e il funzionamento dei pezzi delle caponiere sono disposti 48 artiglieri e 72 fanti. Nel ridotto sono posti 40 fanti lungo le fucilerie al primo piano e altri 30 fanti sono a difesa del muro della piazza d'armi. Come riserva il resto della fanteria.

Ai ponti di accesso 2 uomini del genio. Il resto dell'equipaggio della truppa del genio è da distribuire ai cancelli del ridotto e ai terrapieni per la tempestiva chiusura e apertura dello stesso o per altri lavori.



Per poter occupare il forte il più velocemente possibile in caso di allarme, con le modalità sopra descritte, è necessario alloggiare la truppa in modo tale che sia il più vicino possibile agli oggetti da presidiare. Naturalmente, solo la squadra responsabile della sua difesa può essere sistemata nei terrapieni del fossato.

Spetta al Comandante distribuire i Graduati secondo la sua visione tattica tattica, con l'accorgimento che ogni punto da difendere abbia il suo comandante dedicato, che sia ben informato sulla natura del suo compito.

Si segnala inoltre che la riserva generale per le mura del fossato e per i bastioni è uniformemente distribuita nelle due poterne, mentre il reparto per la difesa dei locali del cortile deve essere allestito nella piazza d'armi interna.

La squadra destinata ad occupare il muro libero del fossato vi deve passare attraverso la poterna e se il nemico si prepara ad attaccare bombardando o bombardando l'opera, questa dovrebbe attendere al riparo in essa.


Difesa

La difesa si organizza in base alla modalità di attacco che può essere:

a) l'incursione,

b) l'attacco frontale,

c) il bombardamento,

d) l'assedio formale.


  • a) L'attacco avviene solitamente di notte o al mattino presto, quando l'equipaggio in servizio è più incline a cedere al sonno. Il nemico avanza il più inosservato possibile, ma con forza e rapidità contro le opere e cerca di impadronirsi degli ingressi o di entrare all'interno delle opere arrampicandosi sui muri con scale a pioli. Questo tipo di attacco può avere successo solo se i servizi di sicurezza vengono completamente trascurati, vale a dire se il nemico arriva all'impianto prima che sia pronto al combattimento. Il Comandante deve pertanto esercitare rigorosamente il suddetto servizio di sicurezza, essendo libero di determinare, a sua discrezione, il numero degli eventuali posti di guardia avanzati e le pattuglie che manterranno il collegamento con le truppe poste per la sicurezza del campo trincerato. Non appena le postazioni di allerta poste o le pattuglie inviate segnalano l'avvicinarsi del nemico, si allarma il presidio e tutti accorrono nei luoghi indicati nell'occupazione dell'opera. I sottufficiali di artiglieria, che hanno in custodia le chiavi della grata delle feritoie, aprano subito i depositi dei terrapieni. I cannoni lì collocati devono essere caricati con bombe, e dove ci sono dispositivi per illuminare i fossati, devono essere messi in azione. Sugli spalti del Forte tutti i cannoni devono essere caricati con quei proiettili che il comandante dell'artiglieria ritiene più adatti alla distanza e alla disposizione del nemico. Per giudicare questa distanza e poter sparare correttamente, il campo esterno deve essere illuminato con colpi illuminanti, e le mura devono essere illuminate allo stesso modo, se non si preferisce preparare tutto in silenzio e attrarre il nemico fino al Forte per infliggergli più danni. Le guardie e le pattuglie in ritirata devono essere fatte rientrare con cautela e i ponti elevatori devono essere sollevati. Quella pattuglia a cui non è più permesso entrare può ritirarsi nelle opere della seconda linea di difesa. Dopo che queste misure sono state eseguite, il nemico può farlo ben presto persuadersi che la sorpresa sia fallita e valutare se ritirarsi o, nonostante l'attesa accoglienza, prendere d'assalto salendo delle scala. Nel primo caso l'equipaggio deve essere lasciato al suo posto fino a pieno giorno, quando si potrà verificare con certezza che il nemico non ha rinnovato il suo tentativo di attacco. Le pattuglie schierate sono le migliori in grado di confermare la ritirata del nemico. Nel secondo caso c'è la difesa contro l'assalto, che viene discussa in connessione con l'attacco frontale.



  • b) L'attacco violento differisce dall'incursione in quanto l'attaccante, servendosi del fuoco dei cannoni, cerca a tutti i costi di scalare i bastioni, senza procedere con una breccia nel perimetro o con l'intera distruzione delle difese. Il difensore è quindi comunque in grado di applicare le misure necessarie per respingere l'assalto. Non appena si percepisce che il nemico intende allestire batterie, si mantenga un fuoco vigoroso e ben mirato con tutta l'artiglieria che può essere puntata su queste posizioni; se il nemico riesce comunque a piazzare le sue batterie o se la costruzione delle suddette non fu notata in tempo l'artiglieria della forte impegna in battaglia con il nemico. In entrambi i casi si può contare sul supporto delle opere accessorie. Se il nemico cessa il suo bombardamento e procede all'attacco, le colonne nemiche che avanzano devono essere colpite prima con granate e poi con fuoco a mitraglia, e l'avanzata deve essere impedita il più possibile. In questa occasione, quelle parti dei bastioni dove non ci sono pezzi di artiglieria siano presidiate dai migliori tiratori di fanteria in attesa, che devono aiutare con colpi ben assestati; questo fuoco continuerà il più a lungo possibile. Se, nonostante questa ricezione, il nemico attraversa le contrascarpe ed entra nel fossato, i cannoni tenuti pronti nelle caponiere del fossato cominciano a sparare, sparando il più velocemente possibile a mitraglia, mentre i cannoni sul bastione continuano il loro fuoco contro l'avanzata nemica. La squadra situata nel ridotto circolare dietro il muro autoportante deve occupare quei terrapieni da cui bersagliare il nemico che è entrato nel fossato. Non bisogna inoltre dimenticare di occupare quelle tre feritoie che danno direttamente sul fossato, per impedire a singoli uomini temerari che volessero arrampicarvisi. Se nel forte sono presenti granate a mano, devono essere utilizzate facendole passare attraverso le feritoie nel fossato. È difficilmente concepibile che durante questo processo il nemico possa riuscire a scalare le mura con scale in gran numero. Gli individui che comunque riescono a raggiungere la cresta del muro devono essere abbattuti, o se sono saltati nel camminamento di ronda, devono essere attaccati alla baionetta. Inutile dire che i cannoni nelle caponiere continueranno a sparare finché ci saranno nemici nel vallo. Se il nemico si ritira, il bastione gli infliggerà il maggior danno possibile. Se però il nemico riuscisse a superare in gran numero le mura del fossato per superiorità numerica, venga assalito con le baionette e abbattuto dalle riserve nelle poterne; ma se, cosa difficilmente concepibile, i difensori dovessero essere cacciati dal camminamento di ronda, devono ritirarsi nelle poterne, dove la loro ritirata sarà protetta dalla fanteria sui terrapieni. Dopo che la ritirata è stata effettuata, le porte d'ingresso del camminamento devono essere chiuse immediatamente e lo sparo dei piccoli pezzi dalle feritoie interne deve essere continuato finché si può ottenere qualcosa con esso. Nel frattempo il nemico penetrato si arrampicherà sulle scarpate interne e cercherà di impadronirsi dei terrapieni. Questo progetto deve essere contrastato con salve di fucileria sui pendii, per cui tutta la fanteria posta a protezione degli artiglieri deve avere i fucili a portata di mano. Le riserve, intanto sistemate nelle poterne, servono a sostenere il punto più minacciato. L'equipaggio di artiglieria intanto porta le munizioni e la polvere nel punto di raccolta più sicuro. i nemici che ricusano giù dai terrapieni, devono essere colpiti pesantemente dall'alto. Se invece i difensori vengono respinti, si ritirano nei locali interni del ridotto, e le fanterie appostate nella galleria d'artiglieria al primo piano sparano al nemico sui terrapieni e preferibilmente impediscono l'inchiodatura dei cannoni. L'avanzata del nemico deve essere impedita sigillando i varchi più opportuni nelle prossimità dei punti di raccolta. Si chiudono le porte, si ordinano le truppe, si presidiano le feritoie del ridotto, si tiene pronta una riserva contro ogni forzatura delle porte, si mantiene un fuoco continuo contro il nemico. Se è scosso o se arrivano i soccorsi per l'opera, l'equipaggio, che nel frattempo si è completamente organizzato, contribuisce alla riconquista dell'opera attraverso le aperture disponibili. L'equipaggio di artiglieria si precipita quindi ai rispettivi pezzi e spara sul nemico in fuga.




È probabile che i casi estremi qui menzionati si verifichino con grande difficoltà, poiché i lavori del campo non vengono mai lasciati senza il supporto dell'esercito del campo o delle forze mobili di occupazione, il che rende quasi impossibile un attacco ai forti. È più probabile che nella loro zona sia in atto una lotta generale, alla quale le opere partecipano come batterie e basi preparate. La procedura da osservare qui dipende dall'andamento della battaglia e deve essere lasciata interamente al giudizio del comandante. Tuttavia, di norma, la regola è che la guarnigione non può, sotto nessun pretesto, prendere parte al combattimento in campo aperto per distaccamento, essendo calcolata solo per la difesa dell'opera, la cui conservazione è molto più importante e potrebbe essere messa in pericolo dal distaccamento da essa.


  • c) Il bombardamento o il bombardamento di un'opera con proiettili cavi di ogni tipo provenienti da cannoni da campagna, ha lo scopo di ottenere la resa del forte attraverso il loro effetto devastante. Durante il bombardamento, il comandante deve ritirare l'intero equipaggio nei locali a prova di bomba, e quei cannoni che si trovano in posizione coperta devono essere usati contro il nemico. Con la solida costruzione del forte, sotto bombardamento si interviene solo sui danni che possono essere facilmente riparati.


  • d) Difficilmente un assedio formale comprenderà un'opera sola, ma sarà realizzato su scala più estesa, in modo che l'opera abbia solo un ruolo speciale che ha la sua giustificazione nelle misure difensive generali, motivo per cui le istruzioni in merito sono fornite separatamente in ogni caso. In generale, qui appare la specifica efficacia dell'artiglieria e dell'arma del genio per fare i preparativi necessari secondo le regole dell'arte della difesa. Le misure contro un assalto rimangono le stesse descritte dettagliatamente per gli attacchi frontali, salvo che le riparazioni ai danni alle mura, ai parapetti e alle feritoie causate dal bombardamento devono essere sempre eseguite il più rapidamente possibile e riparate bene, specialmente di notte.


Altre osservazioni


Nessun estraneo può avvicinarsi all'opera o sostare nelle sue vicinanze. Chiunque chieda l'accesso deve farsi riconoscere dalle sentinelle e dare la parola d'ordine secondo la norma.

I cancelli che si affacciano sul campo esterno sono sempre chiusi e i ponti levatoi devono essere tenuti sollevati di notte. Di giorno uno dei ponti levatoi può essere lasciato abbassato per facilitare la comunicazione tra le pattuglie e gli equipaggi inviati per altri scopi. Se il nemico è molto vicino, anche questo dovrebbe essere schierato durante il giorno. Le chiavi di questi cancelli sono generalmente custodite dal Comandante, e possono essere affidate ad un altro ufficiale per consentire l'accesso a pattuglie distaccate o per accogliere rinforzi dalle forze armate autorizzate.

Quando i superiori entrano nei forti solo il comandante e l'alto ufficiale di artiglieria e genio devono riferire. Finché non va a discapito della sicurezza, alla guarnigione devono essere concesse tutte le agevolazioni possibili, ma in ogni caso un terzo della fanteria e delle truppe tecniche deve sempre rimanere in loco.

Gli zaini devono restare nei rispettivi alloggi e le truppe che muovono dai forti si muovono senza.


Tutti devono mangiare regolarmente ogni giorno e questo deve essere dichiarato nella prima relazione. Le scorte di viveri disponibili nello stabilimento devono essere attentamente controllate dal comandante, sia in termini di qualità che di quantità, e deve provvedere alla regolare ventilazione dei relativi magazzini, tanto più che è responsabile della precisa responsabile della distribuzione e di una gestione moderata e mirata.

Il tempo a partire dal quale potranno essere utilizzati il servizio e le scorte di viveri nei lavori sarà specificatamente disposto dal comando della fortezza. Fino a questo momento le razioni ordinarie e gli acquisti dei viveri devono essere effettuati secondo la normativa vigente.


Per la conservazione della salute dei soldati si deve aver cura che due volte la settimana, più spesso nella stagione calda, si preparino piatti acidi nella mensa e che vengano consumati all'aperto invece che nelle casematte in modo che queste vengano areate, poiché, come è noto sono più persone sono rese inabili dalla malattia che dal nemico.


Per gli ammalati e gli infortunati deve essere designata un zona separata nel ridotto, dove ricevono i primi soccorsi dal medico presente nel forte, ma devono poi essere inviati all'ospedale principale alla prima occasione, a tal fine un è ordinato il servizio regolare di ambulanze; è inoltre da tenere a magazzino presso lo stabilimento una barella per gli infortunati.


Il telegrafo ottico diurno e notturno corrisponde a quello sulla torre di Castelvecchio, la cui gestione è affidata ad un ufficiale del Genio, e l'uso dello stesso in periodi di guerra può essere consentito solo dal comandante del forte.


La conservazione delle munizioni è un dovere fondamentale per essere in grado di agire con forza al momento giusto. È vietato ogni inutile fuoco di artiglieria e lo stesso è consentito solo se la possibilità di colpire il bersaglio è concreta. I singoli nemici devono essere lasciati ai fucilieri della fanteria; anche i razzi possono essere usati solo contro ufficiali superiori nemici in ricognizione.


L'equipaggio della fanteria deve essere addestrato diligentemente. Il primo rapporto è da inviare giornalmente al comando della fortezza e contiene: numero degli uomini, munizioni e vettovaglie, attestato di servizio, numero, percorso delle pattuglie e ora della loro partenza. A seguire condizione del proprio forte, posizione del nemico. Gli eventi importanti verranno segnalati immediatamente.



Queste istruzioni, che istruiscono il comandante sui suoi doveri e sul corso della difesa e gli consentono di adattare la sua procedura alle diverse circostanze, devono essere tenute segrete, custodite e consegnate al nuovo comandante ogni volta che viene mutato e la ricevuta del passaggio deve essere inviata al comando della Piazzaforte.



L. Danieli

Per informazioni: acrimperi@gmail.com


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