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FORZE DELL'ORDINE DEL REGNO LOMBARDO VENETO 1815-1830

Dal 1815 agli anni '30 del medesimo secolo.


Dissoltosi il Regno d’Italia, il neonato Regno Lombardo Veneto non vide niente di meglio da fare che mantenere, ove possibile, vecchie forze di polizia già esistenti, epurandole solamente degli elementi più compromessi e creando solo una nuova sovrastruttura di controllo, ovvero le direzioni generali e i commissariati superiori di polizia.


Le direzioni generali di polizia erano una per capitale (Milano e Venezia) e rispondevano parzialmente al dicastero della polizia di Vienna e parzialmente al governo; a loro sottoposti vi erano i commissari di polizia, che però nelle province dovevano rispondere anche al delegato provinciale (funzionario politico di nomina regia, chiamato inizialmente prefetto), che aveva a sua volta un proprio ufficio di polizia. Questi commissari, ispettori e capi erano fondamentalmente i burocrati, i "detective" e gli ufficiali più alti del servizio di sicurezza, divisi in 12 classi di grado: erano tutti funzionari civili, portavano un uniforme da ufficiale verde scuro con mostre grigio cenere, panciotto e calzoni bianchi, bottoni ed elsa di spada dorati per i dicasteri aulici e argentati per i provinciali, ricami al colletto e ai paramani differenti tra loro in base al grado; tricorno decorato in base alla classe. Portavano solo lo stocco da corte e per agire dovevano affidarsi ad uno dei corpi di polizia a loro disposizione, i quali dipendevano dalla regione in cui si doveva operare: in Lombardia si era mantenuta la Gendarmeria italica, mentre in Veneto era stato riesumato l’istituto veneziano del Satellizio; in entrambe poi erano presenti le guardie boschive, le guardie campestri e le forz’armate di finanza (tutte quante introdotte dal governo del Viceré Eugenio di Beauharneais).


La gendarmeria venne riformata con un apposito regolamento nel 1817 e aveva valenza sia civile che militare: doveva svolgere servizio di polizia in tutte le province lombarde, ma anche all’interno dell’armata in caso di richiesta. I gendarmi dovevano essere scelti tra le migliori reclute e avevano trattamento e paga pari a quella di un caporale di fanteria; i gradi utilizzati erano quelli dell’esercito e la loro uniforme (verde scuro con mostre rosa) non prevedeva alcuna differenza tra gendarme a piedi o a cavallo che non fosse la ghetta al posto dello stivale e il briquet al posto del palosso. La paga minima era di 25 carantani al giorno.



Il satellizio era stato reintrodotto per tranquillizzare i nuovi sudditi veneti e mostrare loro la continuità del governo veneziano, anche sotto l’egida asburgica. Era una vera e propria forza di polizia civile, non sottostante al controllo dell’esercito e presente in ogni provincia. Gli appartenenti al satellizio erano appiedati, divisi in Ispettori, Sotto-ispettori, Capi, Sotto-capi e guardie; non possedevano uniforme (solo una placca metallica di riconoscimento da cucire sul braccio) ed erano armati di fucile con baionetta e pistola. La paga minima era di 2,1 lire venete al giorno (circa 25 carantani). Sostituito nel 1829 dalle guardie civili di sicurezza.



Altre tipologie di forze di sicurezza potevano trovarsi a collaborare con questi corpi di polizia, ma solo temporaneamente, su richiesta di un ufficiale - ispettore - prefetto - sindaco (in quanto massima autorità di pubblica sicurezza in un comune) e senza poter uscire dalla propria zona di competenza; erano tutte istituzioni del defunto Regno d’Italia mantenute in vita.


Le guardie boschive o guardie de’ boschi erano strutturate come un vero e proprio corpo: avevano ispettori, guardie e facevano capo direttamente al dicastero. Il loro dovere era quello di salvaguardare le foreste pubbliche e impedire il taglio abusivo della legna e la caccia di frodo. Inoltre avevano il dovere di sostituire la gendarmeria all’interno di tutte le foreste, anche private (se richieste dai proprietari). Non ho notizia di armamenti o uniformi, neppure napoleoniche.


Le guardie campestri o rurali erano al servizio del comune o di un singolo proprietario terriero. Dovevano essere patentate dal prefetto e fungevano da controllori durante le operazioni di coltura dei campi e da sorveglianti degli stessi e dei raccolti. Non potevano uscire in armi dal proprio comune, neppure per scortare prigionieri; erano armati di fucile o carabina e sciabola corta. Dovevano portare sul braccio come segno di riconoscimento una placca di metallo o un a striscia di stoffa verde, sulle quali dovevano essere riportati la scritta “guardia campestre”, il proprio nome, più quello del comune o del proprietario terriero del quale era dipendente. Abolite nel 1825.


Le Forz’armate di Finanza erano il corpo deputato al controllo delle dogane e alla repressione del contrabbando e dell’evasione fiscale. Si divideva in forz’attiva e forza sedentaria: la seconda doveva solo controllare i bilanci, ispezionare i magazzini e presidiare le dogane, mentre la prima era la vera e propria componente armata pronta a dare la caccia ai disertori, a scontrarsi con i contrabbandieri e a ricacciare oltre confine i clandestini. La forza sedentaria infatti non aveva altra arma che la sciabola, mentre le guardie attive portavano il fucile con baionetta. L’uniforme rimaneva ancora quella del Regno d’Italia, grigio-azzurra con mostre di identico colore, giberna con placca con la scritta “Finanza” e baionetta sullo stesso budriere (non avevano porta baionetta o porta sciabola), bicorno con coccarda. Sostituite dalle guardie di confine e dalle guardie di finanza nel 1835.


La tavola riporta un errore: le Guardie avevano solo un budriere, non due come rappresentato.



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