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LA BANDA GROSSI - UNA STORIA QUASI DIMENTICATA | RECENSIONE

La Banda Grossi – Una storia vera quasi dimenticata: film del 2018 diretto da Claudio Ripalti e con Camillo Ciorciaro nel ruolo del protagonista. Ambientato nelle Marche durante i primi anni del 1860, il film mostra una problematica, ancora oggi spinosa, che ha coinvolto tutt’Italia durante la fase risorgimentale: il brigantaggio. Nonostante lo scarso budget, la produzione del film è stata sostenuta dal MiBAC, dall’azienda Davide Pedersoli, fornendo al film le loro riproduzioni fedeli delle armi d’epoca, e con il contributo dell’Unione Europea – Fondazione Marche Cultura.




Il film riesce a trasmettere allo spettatore un immagine verosimile che potremmo avere dell’Italia centrale a metà Ottocento dove uomini come Terenzio Grossi (C. Ciorciaro) si ribellano alla tirrania borghese, e deluso dall’esperienza risorgimentale insorge contro l’appena unificato Regno d’Italia compiendo azioni di brigantaggio sul territorio marchigiano. Così riunisce la sua ex banda, dove ripone una fiducia ceca ai suoi uomini come Sante Frontini (R. Di Giovanna) uomo burbero, violento, più ubriaco che dotto; Olinto Venturi (L. Ventura) braccio destro di Terenzio, persona cupa e silenziosa, abbandona la moglie per seguire la banda. Ricomposto il gruppo, formato da 7 membri, iniziano a farsi notare dalle forze dell’ordine locali portando disordine dove passano; dovrà essere il brigadiere Francesco Cardinale (S. Baldassari), del corpo dei Real Carabinieri, a risolvere il problema della banda Grossi che sembra avere l’appoggio della popolazione.

Vorrei premettere che quello che dirò, come giudizio sul film, è strettamente personale e viene da una persona che non è un esperta di cinema, ma sono solo un appassionato di storia. Ovviamente cercherò di evitare gli spoiler.


Nonostante l’inizio lento del film, che penso possa essere giustificato dall’immersione totale nell’Ottocento che propone il regista, a parer mio ben riuscita, dove la contrapposizione tra i briganti e le autorità locali è accentuata da dettagli come il modo di parlare e o ideologie che spingono i personaggi a compiere le loro azioni. Meno giustificabile è la mancanza di un passaggio, che si nota nel film, dove da 7 membri della banda si arriva a 3, senza delle scene chiare che illustrino il cambiamento, peccato. Però è un film, sostanzialmente, uscito bene, che sa essere brutale quando la trama lo richiede, ma anche profondo per, scusate il gioco di parole, approfondire i personaggi interpretati dai attori con una capacità recitativa nettamente

migliore di molti loro colleghi connazionali, costumi quasi impeccabili, scenografie mai banali dove alcune strizzano l’occhio al “Il Signore degli anelli”; la musica, devo dire, non mi ha colpito particolarmente, ma in generale è un film molto godibile. Ma non dimentichiamoci di cosa tratta questa pellicola; il brigantaggio: cosa dire se non che è sicuramente la cosa meglio riuscita del film dove in maniera oggettiva viene mostrata la problematica a 360° dove ogni componente del gruppo è nella banda per motivi diversi, chi per ribellione, chi per sete di sangue, chi per arricchirsi o perché preferisce la vita da brigante che in condizioni di miseria; ma ovviamente viene mostrata anche la doppia faccia dello Stato che per il conseguimento dell’ordine segue anche vie poco ortodosse; così il film lascia “ai posteri l’ardua sentenza” mostrando, senza paura, a tutto tondo i fatti legati alla Banda Grossi.

Non voglio dare un voto al film, i gusti sono soggettivi, ma vi consiglio caldamente la visione di questo titolo che purtroppo non ha avuto la giusta attenzione che meritava, soprattutto perché è un film diverso sul risorgimento che, a parer mio, non ha nulla da invidiare ad altre pellicole italiane, se non la risonanza che ha avuto.


Adesso tocca a voi guardarlo.


Buona visione!


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