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ERNST WILHELM VON KLEBECK

27 dic 2021
Tempo di lettura: 22 min

Aggiornamento: 31 ago

Ci sono personaggi la cui memoria sopravvive grazie a un monumento, a una battaglia o a un ritratto. Ernst Wilhelm von Klebeck ebbe una sorte differente: per più di vent'anni il suo cognome divenne il nome di un reggimento. Tra la fine del Settecento e l'inizio dell'Ottocento si poteva parlare della Klebeck-Infanterie e sapere perfettamente a quale reparto ci si riferisse. Il K.K. Infanterie-Regiment Nr. 14 portò infatti il nome del proprio Inhaber dalla fine del 1788 fino alla morte del generale, nel 1811. Nel frattempo i suoi battaglioni marciarono nelle Fiandre, combatterono sul Reno, attraversarono le Alpi, finirono nell'Italia napoleonica, passarono per Rivoli, Magnano, la Trebbia e Novi. Klebeck non era necessariamente con loro. Il suo nome sì. Dietro quella denominazione si trova però una carriera che merita molto più di una riga nello Schematismus.


Ernst Wilhelm Freiherr von Klebeck, nato in Livonia nel 1729 e morto a Güns nel 1811, fu ufficiale della Frontiera Militare croata, comandante di Grenzer, protagonista della guerra di successione bavarese, cavaliere e poi commendatore dell'Ordine Militare di Maria Teresa, generale nella guerra austro-ottomana, comandante della prima colonna d'assalto a Belgrado nel 1789, latore a Vienna della notizia della capitolazione e, cinque anni più tardi, comandante austriaco nella Maastricht assediata dall'esercito rivoluzionario francese.

Tra questi due estremi c'è quasi un compendio dell'esercito asburgico settecentesco: Baltico e Balcani, nobiltà tedesca e soldati croati, piccoli combattimenti di frontiera e assedi, Prussiani, Ottomani e Francesi.

E persino il suo nome, prima ancora della biografia, racconta qualcosa di quel mondo.


KLEBECK, KLEBEK O KLEEBECK?


La prima difficoltà arriva prima ancora di cominciare.

Le fonti chiamano il nostro generale Klebeck, Klebek, Kleebeck e perfino Kléebeck.

Non sono quattro uomini.

La documentazione militare austriaca tende a utilizzare soprattutto Klebek e Klebeck. Il grande lessico biografico di Wurzbach lo registra come Wilhelm Freiherr von Klebeck. La documentazione genealogica baltico-russa conserva invece con grande chiarezza la forma Kleebeck: il genealogista russo Pëtr Vladimirovič Dolgorukov intitola espressamente la voce familiare ai «baroni e nobili Kleebeck» e rende in caratteri latini il cognome come Kléebeck.

Anche nei Paesi Bassi la grafia Kleebeck compare con frequenza nelle fonti che raccontano l'assedio di Maastricht del 1794. Non si tratta dunque di una moderna corruzione del nome, ma di una variante storicamente attestata. La stessa oscillazione riguarda i nomi propri.

Lo troviamo come Ernst Wilhelm, Wilhelm Ernst e, nella maggior parte della documentazione militare, semplicemente Wilhelm. Per comodità useremo qui la forma Ernst Wilhelm von Klebeck, ormai consolidata nella storiografia austriaca, ricordando però che incontrare un Wilhelm Ernst von Kleebeck, un General Kleebeck o un Feldzeugmeister Klebek significa imbattersi sempre nello stesso uomo.

È un particolare meno insignificante di quanto sembri. Nel Settecento l'ortografia dei cognomi, soprattutto quando questi attraversavano tedesco, russo, francese, olandese e diverse cancellerie imperiali, possedeva una flessibilità che oggi farebbe perdere il sonno a qualsiasi ufficio anagrafe.


DAL MÜNSTERLAND ALLA LIVONIA

La famiglia non era originariamente baltica. Le genealogie dei Klebeck la fanno provenire dalla Westfalia, più precisamente dai territori del principato vescovile di Münster. Un Conrad o Cordt Klebeck sarebbe passato in Livonia nel XV secolo, durante il governo del maestro dell'Ordine Livoniano Cisse o Zyse von dem Rutenberg, attivo tra il 1424 e il 1433. Da quel momento il cognome si radicò nei territori baltici. La famiglia compare successivamente tra la nobiltà della Curlandia e della Livonia. Un ramo venne immatricolato nella nobiltà curlandese nel 1631 e i Klebeck risultano fra le famiglie comprese nella matrice della cavalleria livoniana del 1747. La grafia Kleebeck, del resto, non appartiene soltanto alle fonti russe ottocentesche. Ricorre anche nella documentazione genealogica del mondo baltico e scandinavo riferita ad altri membri della famiglia. È quindi probabile che le forme con una sola o con due “e” abbiano convissuto a lungo.


Ernst Wilhelm nacque nel 1729 a Lasdohn, oggi Lazdona in Lettonia. Il padre, Carl Gustav von Klebeck, era stato Rittmeister al servizio svedese, ricopriva funzioni giudiziarie come Ordnungsrichter ed era proprietario di Lasdohn e Praulen. Attraverso la madre, Juliane Christine von Loudon, Wilhelm apparteneva inoltre alla parentela di Gideon Ernst von Laudon, destinato a diventare uno dei più celebri comandanti dell'esercito asburgico. Quanto fosse stretta quella parentela rimane meno chiaro.

Le genealogie più recenti tendono a considerare Juliane Christine una cugina di Laudon. Alcune fonti successive definiscono Wilhelm suo nipote; una biografia inglese di Laudon dei primi decenni dell'Ottocento parla espressamente di «his nephew, general Kleebeck».

Caroline Pichler, che aveva buone ragioni per conoscere i protagonisti della Vienna di Giuseppe II, usò una parola assai più prudente: Verwandter, parente. È probabilmente la scelta migliore anche per noi. La parentela era reale. Il grado esatto merita maggiore cautela.



UNA CARRIERA CON DUE INIZI

Ancora più curiosa è la questione dei primi anni di servizio. Secondo Wurzbach e la tradizione biografica militare austriaca, Klebeck avrebbe iniziato giovanissimo come cadetto in un reggimento di corazzieri imperiali, sarebbe poi passato alla fanteria come Fähnrich e avrebbe raggiunto il grado di maggiore prima della fine della Guerra dei Sette Anni.

La ricostruzione moderna degli stati di servizio presenta però una storia differente. Klebeck risulterebbe maggiore nell'esercito russo nel luglio 1760, tenente colonnello intorno al 1763 e soltanto il 29 settembre 1764 sarebbe entrato formalmente nell'esercito austriaco, conservando il grado.

Le due versioni non possono essere fuse semplicemente scegliendo le parti più comode di ciascuna.

Potrebbe essere esistita una prima esperienza imperiale seguita dal servizio russo e quindi da un ritorno; oppure la tradizione biografica ottocentesca potrebbe avere retrodatato la carriera austriaca del generale, eliminando un passaggio straniero considerato secondario. In assenza del fascicolo personale completo, costruire una soluzione sarebbe più elegante che corretto.

Una cosa è certa: dalla metà degli anni Sessanta Klebeck apparteneva ormai stabilmente all'esercito degli Asburgo. E il luogo nel quale avrebbe costruito la propria reputazione era molto lontano dai saloni di Vienna.


LA SCUOLA DEI GRENZER

Klebeck entrò nel mondo della Frontiera Militare croata. Nel 1771 lo troviamo associato al Warasdiner-Kreuzer Grenz-Regiment, il reggimento confinario di Križevci; la promozione formale a Oberst viene generalmente collocata al 25 maggio 1773.

Per capire la sua carriera bisogna soffermarsi su queste truppe. I Grenzer non erano semplicemente fanti di linea reclutati più a sud. Provenivano da una società organizzata intorno alla difesa permanente del confine con l'Impero Ottomano. Il servizio militare si sovrapponeva alla vita quotidiana. Ricognizione, pattuglia, agguato, controllo dei passi, combattimento sparso e capacità di muoversi in terreni difficili costituivano competenze molto più familiari di quanto fossero per un normale battaglione di guarnigione. In un secolo nel quale la fanteria europea tendeva a essere descritta come una macchina geometrica, capace idealmente di avanzare, fermarsi e sparare con la precisione di un mobile particolarmente disciplinato, i Grenzer appartenevano a una tradizione diversa.

Klebeck imparò a utilizzarla bene.


A Bjelovar, centro militare del Generalato di Varaždin, resta una traccia curiosa della sua presenza.

Il 27 ottobre 1778 venne innalzata nel centro della città una statua di Sant'Elena della Croce, patrona del reggimento di Križevci. Una recente ricerca croata attribuisce espressamente l'iniziativa al comandante Wilhelm Klebeck.

Faceva parte di un piccolo programma monumentale legato ai reparti della Frontiera: statue di santi protettori che trasformavano la piazza non soltanto in spazio urbano, ma in rappresentazione visibile dell'ordine militare e religioso sul quale quella società si reggeva.

Non sappiamo se Klebeck fosse materialmente presente all'inaugurazione: in quel momento la guerra di successione bavarese lo impegnava già lontano dalla Croazia. La sua iniziativa, però, era rimasta in città. E la data produce una coincidenza singolare. Meno di due settimane più tardi il colonnello sarebbe entrato nella parte più celebre della propria prima carriera.


DITTERSBACH: LA VITTORIA E IL PROBLEMA DELLE BANDIERE

La guerra di successione bavarese del 1778–1779 non è ricordata per grandi battaglie campali.

È passata alla storia con il soprannome di Kartoffelkrieg, guerra delle patate, quasi che due eserciti europei si fossero mobilitati soprattutto per contendersi un orto particolarmente ben fornito. In realtà fu un conflitto di manovre, approvvigionamenti, incursioni, avamposti e piccoli scontri.

Era il terreno ideale per Grenzer e ussari. Klebeck si mise in evidenza il 14 settembre 1778, inseguendo le forze prussiane respinte presso Johannesbad, in Slesia. La sua azione più celebre avvenne però nella notte tra l'8 e il 9 novembre 1778, a Dittersbach.

Il Feldmarschall-Lieutenant Dagobert Sigmund von Wurmser gli ordinò di sorprendere il reggimento prussiano Thadden. Klebeck disponeva di due battaglioni del proprio reggimento e di reparti di ussari.

Il piano perse rapidamente una delle sue caratteristiche principali: la sorpresa.

Due colonne sbagliarono direzione e l'avvicinamento venne scoperto. I Prussiani furono messi in allarme prima che gli imperiali raggiungessero l'obiettivo. Klebeck attaccò ugualmente.

Tra gli uomini che avanzarono vi era anche un gruppo di circa cinquanta volontari. L'Oberleutnant Joseph Wolff, che combatteva con loro, venne colpito mortalmente durante l'azione.

L'attacco riuscì.

Da qui, però, comincia un interessante problema di fonti. La biografia di Klebeck riportata da Wurzbach racconta la cattura del colonnello del reggimento Thadden, di circa cento uomini e di otto bandiere, con centocinquanta Prussiani rimasti morti o feriti. Una biografia di Wurmser spinge il bilancio molto più in alto: quattrocento nemici uccisi, quattrocento prigionieri e ancora otto bandiere.

Il Militär-Konversations-Lexikon di Jaromir Hirtenfeld, pubblicato nel 1853 e particolarmente attento alla tradizione dell'esercito imperiale, racconta invece che Klebeck conquistò una bandiera e prese la ridotta. Una contro otto non è precisamente una sfumatura.

Senza una relazione originale dell'azione che permetta di ricostruire nel dettaglio il bottino, è quindi preferibile rinunciare alla sicurezza apparente delle cifre.

Quello che non è in discussione è il successo dell'attacco e, soprattutto, il giudizio che ne dette l'esercito imperiale.

Per Dittersbach Klebeck ricevette il 15 febbraio 1779 la Croce di Cavaliere dell'Ordine Militare di Maria Teresa. Era il riconoscimento che trasformava un buon colonnello in un ufficiale destinato a essere ricordato.



RÜCKERTS E LA PROMOZIONE A GENERALE


La guerra non terminò per Klebeck a Dittersbach.

Hirtenfeld gli attribuisce nel 1779 anche la tenace difesa della posizione di Rückerts, dove sarebbe stato attaccato dal generale prussiano Johann Jakob von Wunsch.

La zona di Rückerts e Reinerz costituiva uno dei punti dai quali il cordone austriaco poteva esercitare pressione verso Glatz e mantenere in allarme le posizioni prussiane della Slesia.

Non possediamo per questo episodio la ricchezza narrativa di Dittersbach, ma la sua presenza è importante perché mostra che la reputazione del colonnello non derivò da un singolo colpo di mano fortunato.

Il 30 aprile 1779 Klebeck fu promosso Generalmajor, con anzianità dal 20 aprile.


Il 22 giugno dello stesso anno arrivò un'altra trasformazione.

Klebeck diventò barone.



IL FREIHERR E LE OTTO BANDIERE NELLO STEMMA

Il fascicolo dell'Adelsarchiv austriaco non lascia dubbi sulla data. Il diploma di Reichsfreiherr venne concesso il 22 giugno 1779 a Wilhelm von Klebeck, Generalmajor e cavaliere dell'Ordine di Maria Teresa, e contemporaneamente al fratello Carl Otto, Ordnungsrichter del circolo di Wenden in Livonia. Una genealogia russa ottocentesca indica invece il 22 luglio. Davanti alla divergenza, la documentazione archivistica austriaca contemporanea alla concessione deve evidentemente avere la precedenza: 22 giugno 1779.

Il nuovo stemma baronale è interessante. Nel primo e nel quarto campo compaiono otto bandiere azzurre; nel secondo e nel terzo un uomo selvatico armato di clava; al centro rimane l'antico stemma familiare, con un corvo nero posato su un ramo.

L'analogia con le otto bandiere attribuite a Dittersbach dalla tradizione biografica è irresistibile.

Proprio per questo bisogna resisterle almeno un poco. Il diploma segue di pochi mesi la battaglia e l'Ordine di Maria Teresa ricevuto per quell'azione. È del tutto plausibile che quelle bandiere fossero un'allusione araldica alla vittoria.

Ma il documento araldico descrive le otto bandiere senza spiegarne esplicitamente l'origine, mentre le fonti militari, come abbiamo visto, non concordano sul numero degli stendardi effettivamente catturati. La relazione tra Dittersbach e lo stemma è quindi una ipotesi molto convincente, non una certezza. La distinzione può sembrare pedante. In realtà è precisamente la differenza tra usare una fonte e costringerla a raccontarci la storia che ci piacerebbe trovare.



COMANDANTE DELLA FRONTIERA

Dal luglio 1779 all'aprile 1783 Klebeck fu comandante generale della Frontiera Militare di Varaždin. Era il naturale coronamento della fase croata della sua carriera. L'ex colonnello dei Grenzer non aveva soltanto ottenuto il grado di generale grazie alle proprie azioni sul campo: riceveva ora responsabilità su quella stessa struttura militare dalla quale era emerso. Terminato l'incarico, il suo rapporto con le truppe di frontiera sembra tuttavia non essersi dissolto completamente. Una notizia di giornale del 1785 apre infatti una finestra tanto interessante quanto difficile da interpretare.


1785: IL MISTERIOSO PROGETTO DEI DISERTORI OTTOMANI

Nell'estate del 1785 la Schlesische privilegirte Zeitung pubblicò una corrispondenza datata «dal Danubio, 30 giugno». La notizia riguardava un numero considerevole di disertori ottomani arrivati presso Semlin, l'attuale Zemun. La cifra era incerta già allora: alcune voci parlavano di mille uomini, altre addirittura di quattromila. Secondo il giornale, questi uomini avrebbero dovuto essere accolti nel servizio imperiale e divisi in due Freiregimenter. Gli ufficiali sarebbero stati scelti nei reggimenti croati e il comando della brigata sarebbe stato affidato al General Kleebeck. Persino l'uniforme, si aggiungeva, avrebbe dovuto conservare foggia simile a quella del loro paese d'origine.

Il condizionale è indispensabile. Il testo tedesco utilizza ripetutamente sollen: «si dice che», «dovrebbero», «sarebbero». Non abbiamo trovato, nel quarto livello di ricerca, un ordine del Hofkriegsrat o un successivo stato di servizio che dimostri che questa brigata sia stata effettivamente costituita e affidata a Klebeck.

Potrebbe essere rimasta un progetto, una voce giunta alla stampa o persino una notizia amplificata lungo il percorso. Ma è comunque significativa.

Nel 1785, tre anni prima della nuova guerra ottomana, il nome di Kleebeck appariva spontaneamente associato all'idea di organizzare truppe irregolari, con quadri provenienti dai reggimenti croati e uomini originari dell'area ottomana. Vera o soltanto progettata, la notizia dice qualcosa sulla reputazione professionale che il generale si era costruito. Era, per così dire, un uomo da frontiera.


1788: KLEBECK DIVENTA IL NOME DEL 14°

Nel 1788 la carriera di Klebeck si legò definitivamente al reparto che avrebbe conservato il suo nome.

Il 13 ottobre viene normalmente indicato come data della sua nomina a Inhaber dell'Infanterie-Regiment Nr. 14; alcune fonti ottocentesche si limitano invece a indicare il mese di novembre.

Gli Schematismen degli anni successivi non lasciano dubbi sulla sostanza: dal 1788 il numero 14 porta il nome Klebeck. Il reggimento aveva il proprio Stab a Linz, reclutava prevalentemente nell'Alta Austria e portava risvolti neri con bottoni gialli. Ma l'espressione reggimento Klebeck può generare un equivoco.

L'Inhaber non era semplicemente il colonnello che guidava il reparto in battaglia. Era il proprietario titolare, il patrono militare e, in un certo senso, il punto di riferimento identitario del reggimento. Il comando effettivo sul campo apparteneva al colonnello comandante.

Questo spiega un'apparente contraddizione che ricorre spesso nella storia degli eserciti settecenteschi.

Il reggimento Klebeck può essere presente in una battaglia alla quale Klebeck non partecipò affatto.

Durante le guerre rivoluzionarie furono altri ufficiali a condurre i suoi battaglioni: Ludwig Baillet de Latour, Eduard Jamez, Franz Marquis de Lusignan, Franz von Kottulinsky, Karl Paar, Franz Marziani von Sacile e altri ancora. Il generale era diventato qualcosa di differente da un comandante operativo di reggimento. Era diventato il suo nome.


DI NUOVO SUL CONFINE OTTOMANO

Proprio mentre Klebeck riceveva l'IR 14, la monarchia era impegnata in una nuova e difficile guerra contro l'Impero Ottomano. La campagna del 1788 aveva prodotto più malattie, marce e problemi logistici che gloria. Le enormi distanze e l'organizzazione poco efficiente dell'esercito avevano trasformato i progetti di Giuseppe II in un'impresa assai più complicata del previsto. L'arrivo di Laudon al comando delle operazioni modificò progressivamente il quadro. Klebeck venne impiegato come brigadiere nell'armata principale. Ancora una volta, finì all'avanguardia.



BERBIR: PRIMA IL SERVIZIO, POI IL BRACCIO

Durante le operazioni contro Berbir, l'attuale Bosanska Gradiška, Klebeck ricevette il compito di coprire la costruzione di un ponte.

Alla testa dell'avanguardia passò sulla riva controllata dal nemico, avanzò per primo verso la fortezza e riuscì a stabilire una posizione dalla quale proteggere i lavori di trinceramento.

Successivamente venne inviato con la propria brigata verso il ponte inferiore presso Nieder-Warosch.

Fu allora che cadde da cavallo.

Il Militär-Konversations-Lexikon precisa anche il danno: una forte contusione alla spalla sinistra.

Per molti uomini di sessant'anni sarebbe stata una buona occasione per ricordare improvvisamente l'esistenza del servizio sanitario.

Klebeck continuò invece a prestare i propri turni nelle trincee e rimandò le cure fino alla conclusione delle operazioni.

L'episodio non decise la guerra.

Spiega però molto bene perché le fonti militari austriache insistano sulla sua reputazione di ufficiale energico e personalmente coraggioso.

Dopo Berbir seguì l'armata verso la Sirmia. Partecipò alla prima traversata dell'avanguardia da Boljevci verso Ostružnica, all'avanzata in direzione di Belgrado e alla copertura delle grandi ricognizioni condotte da Laudon all'interno delle cosiddette linee eugeniane.

Il vero obiettivo era ormai davanti a loro.



BELGRADO

Per la monarchia asburgica Belgrado non era una fortezza qualunque.

Era stata conquistata da Eugenio di Savoia nel 1717 e perduta nel 1739. Riprenderla mezzo secolo più tardi significava ottenere un successo militare ma anche cancellare, almeno simbolicamente, una vecchia umiliazione. Nel settembre 1789 Laudon ne preparò l'assalto. Il 30 settembre le truppe imperiali avanzarono contro i sobborghi e le difese. A Klebeck venne assegnata la prima colonna.

Il settore era fra i più difficili: due batterie ottomane risultavano ancora operative. La colonna penetrò ugualmente nella città e avanzò attraverso strade che le fonti descrivono come tenacemente difese.

Klebeck condusse i propri uomini fino alla spianata della fortezza. È il vertice della sua carriera sul campo.

Aveva circa sessant'anni. Il comandante dei Grenzer di Dittersbach era ormai generale, ma continuava a trovarsi nel genere di posizione nella quale il grado protegge relativamente poco dalle pallottole. Il 9 ottobre 1789 fu nominato Feldmarschall-Lieutenant, con anzianità retrodatata all'8 maggio. Il 21 dicembre il capitolo dell'Ordine Militare di Maria Teresa approvò per lui la Croce di Commendatore.

Dieci anni prima Dittersbach gli aveva dato la croce di cavaliere. Belgrado completava il percorso.



IL “NIPOTE” DI LAUDON

È proprio nella memoria di Belgrado che ricompare la questione della parentela con Laudon.

Una biografia inglese del feldmaresciallo, pubblicata nei primi decenni dell'Ottocento, racconta che Laudon presiedette a Belgrado un capitolo dell'Ordine di Maria Teresa e che ebbe la soddisfazione di vedere il proprio “nephew, general Kleebeck” nominato commendatore.

L'affermazione è interessante perché è relativamente vicina agli avvenimenti.

Non basta però a risolvere la genealogia.

Il termine nephew potrebbe derivare da una tradizione familiare semplificata, da un uso largo della parentela o da informazioni poi riprese senza verifica. La genealogia della famiglia Loudon suggerisce un legame differente.

La formulazione più sicura resta quindi: Klebeck era parente di Laudon attraverso la madre, e almeno una parte della tradizione coeva o immediatamente successiva lo considerava abbastanza vicino da definirlo suo nipote.

Non è necessario decidere più di quanto permettano le fonti.



IL 12 OTTOBRE 1789: KLEBECK ENTRA A VIENNA

Belgrado capitolò l'8 ottobre.

La notizia doveva arrivare a Vienna rapidamente e, soprattutto, doveva arrivare nel modo giusto.

Laudon scelse Klebeck. Il generale partì portando con sé la capitolazione e giunse nella capitale la mattina del 12 ottobre 1789. Giuseppe II scrisse quello stesso giorno che il generale Klebeck gli aveva portato la capitolazione con tutti i dettagli. Ma la testimonianza più vivace viene da Caroline Pichler.

Molti anni più tardi la scrittrice ricordava ancora quella limpida mattina autunnale, la popolazione affacciata alle finestre e ammassata lungo la Kärntnerstraße, l'attesa per l'uomo che portava la notizia della riconquista di Belgrado.

Pichler lo vide passare. Una tradizione derivata dal diario del maggiore Karl Mack aggiunge un particolare magnificamente settecentesco: Klebeck sarebbe stato preceduto da ventiquattro postiglioni che suonavano i propri corni. Non sappiamo se il generale fosse uomo incline alla teatralità.

Per quella mattina, comunque, Vienna provvide al posto suo.


UNA TABACCHIERA DA DUEMILA DUCATI

La ricompensa imperiale non si limitò alla promozione e all'Ordine. La stampa dell'epoca registra la concessione a Klebeck di una tabacchiera d'oro ornata di diamanti, valutata circa duemila ducati.

Non era il premio per avere svolto con efficienza il compito di corriere. Era il riconoscimento materiale al generale che aveva partecipato all'assalto e che, in quel momento, impersonava davanti alla capitale la vittoria di Laudon. Anche la produzione letteraria reagì con impressionante rapidità.

Lo stesso 12 ottobre 1789, Martin Joseph Prandstetter fece stampare a Vienna, presso Ignaz Alberti, un componimento intitolato: An den Herrn Feldmarschalllieutnant Klebeck, als er uns die Nachricht von dem Falle Belgrads brachte. Al signor feldmaresciallo luogotenente Klebeck, quando ci portò la notizia della caduta di Belgrado.

Non molti generali possono dire di avere ricevuto una poesia celebrativa praticamente insieme al bollettino di guerra. Per alcuni giorni Klebeck fu dunque molto più del proprietario nominale di un reggimento. Fu uno dei volti pubblici della vittoria.



IL SUO REGGIMENTO COMBATTE SENZA DI LUI

Gli anni successivi mostrano bene la natura particolare dell'Inhaberschaft. Mentre Klebeck proseguiva la propria carriera di generale, l'IR 14 continuava a portare il suo nome nelle campagne contro la Francia rivoluzionaria. I battaglioni furono impiegati sul Reno e nei Paesi Bassi, quindi sul fronte italiano. Il nome Klebeck appare così accanto a luoghi come Trier, Lussemburgo, Le Quesnoy, Maubeuge, Wattignies, Mainz e Mannheim; più tardi Lonato, Salò, Bassano, la Favorita, Rivoli, Magnano, la Trebbia e Novi. Naturalmente non significa che il generale abbia percorso personalmente questo intero itinerario. È proprio il contrario. Il nome si era ormai separato dall'uomo.

Quando un ufficiale francese leggeva in un ordine di battaglia Klebeck Infanterie, non stava necessariamente per incontrare Ernst Wilhelm. Stava per incontrare centinaia di fanti dell'Alta Austria che portavano il suo nome reggimentale. È una delle ragioni per cui oggi Klebeck può apparire contemporaneamente molto presente nelle fonti militari e sorprendentemente sfuggente nella grande storia delle guerre rivoluzionarie.


MAASTRICHT: KLEEBER CONTRO KLEEBECK

Nel 1794 Klebeck tornò al servizio attivo. Aveva circa sessantacinque anni e una salute che le campagne contro gli Ottomani avevano già compromesso.

Venne destinato alla fortezza di Maastricht, nei Paesi Bassi, dove assunse il comando militare austriaco nel settembre 1794 sotto il governatore Federico d'Assia-Kassel.

È proprio qui che la variante Kleebeck diventa particolarmente visibile: numerose fonti olandesi lo chiamano così. Dall'altra parte della fortezza si trovava Jean-Baptiste Kléber.

Kléber contro Kleebeck. La storia non avrebbe potuto escogitare una maniera molto più efficiente per punire i futuri compilatori di indici. La situazione strategica era però molto meno divertente.

Dopo Fleurus e la successiva ritirata degli Alleati, Maastricht stava diventando un'isola fortificata in mezzo a un territorio che i Francesi controllavano sempre più saldamente. Le truppe austriache incaricate di coprire la città si ritirarono verso il Reno dopo la sconfitta di Sprimont. Dentro Maastricht rimase una guarnigione di diverse migliaia di uomini, comunemente valutata intorno agli ottomila, composta da contingenti differenti. La speranza di un soccorso esterno diminuiva di giorno in giorno.



UNA FORTEZZA SENZA UN ESERCITO DI SOCCORSO

Kléber cominciò a stringere l'assedio alla fine di settembre. La città possedeva fortificazioni formidabili e non cadde al primo invito. Il 9 ottobre la guarnigione effettuò anche un'importante sortita contro i lavori francesi. Ma mentre gli assediati cercavano di disturbare le trincee, la situazione generale continuava a peggiorare. Alla fine di ottobre i Francesi avevano concentrato batterie pesanti intorno alla piazza.

Il 30 ottobre arrivò una nuova richiesta di resa. Fu respinta. A quel punto il bombardamento divenne violentissimo. Proiettili, bombe, obici e palle arroventate colpirono la città; edifici civili e religiosi vennero danneggiati o incendiati. Dopo tre giorni la pressione della popolazione e delle autorità urbane sulla guarnigione diventò sempre più difficile da ignorare. Il 3 novembre iniziarono le trattative. Il 4 novembre 1794 Maastricht capitolò. Militarmente, la fortezza era caduta.

Storiograficamente, la battaglia su chi dovesse esserne ritenuto responsabile era appena cominciata.


IL PROCESSO POSTUMO A KLEEBECK

La tradizione olandese fu spesso molto severa con il comandante austriaco. Alcuni storici locali gli attribuirono la volontà di salvare soprattutto le proprie truppe, sostenendo che Vienna non avesse particolare interesse a sacrificare migliaia di uomini per una fortezza che la ritirata generale aveva ormai lasciato isolata.

Nel racconto di E. Jaspar, Kleebeck diventa quasi il simbolo dell'arroganza e della cattiva disciplina degli Austriaci. Le lettere del governatore Federico d'Assia-Kassel alimentano questa immagine. Dopo la capitolazione egli si lamentava del comportamento di soldati austriaci, dell'abuso di alcol, dei problemi d'ordine pubblico e della riluttanza degli ufficiali a collaborare con le autorità della città.

Kleebeck, da parte sua, protestò contro quelle accuse sostenendo che le sue truppe fossero state ingiustamente diffamate. Jaspar, scrivendo molto più tardi e con evidente simpatia per la città, commentò la protesta con un tono che non lascia molto spazio al dubbio su quale parte preferisse.

È materiale prezioso. Ma non è materiale neutrale.


MAASTRICHT NON ERA BELGRADO

Per giudicare Klebeck bisogna uscire per un momento dalle mura. Nel 1789, a Belgrado, l'esercito di Laudon era all'offensiva. La città era l'obiettivo di una campagna sostenuta da un'armata capace di alimentare l'assedio. Nel 1794, a Maastricht, la situazione era rovesciata.

L'esercito alleato stava arretrando. Il territorio circostante cadeva progressivamente nelle mani francesi. Le possibilità di soccorso erano sempre più teoriche. Una resistenza prolungata avrebbe certamente inflitto altre perdite agli assedianti, ma avrebbe potuto concludersi con la distruzione di una parte della città e la cattura dell'intera guarnigione. Questo non dimostra che la capitolazione sia avvenuta nel momento perfetto.

Rende però troppo semplice ridurla a mancanza di coraggio. Lo stesso Klebeck che viene accusato di prudenza a Maastricht era l'uomo che a Dittersbach aveva attaccato dopo aver perso la sorpresa, che aveva continuato il servizio di trincea a Berbir con una spalla lesionata e che a sessant'anni aveva guidato la prima colonna dentro Belgrado. Si può discutere il suo giudizio strategico. È più difficile costruire con questi precedenti il ritratto di un uomo particolarmente timoroso del combattimento.

La differenza era probabilmente un'altra. A Maastricht il coraggio personale non poteva risolvere il problema.



FELDZEUGMEISTER

Gli ultimi gradi della carriera di Klebeck sono stati riportati in maniera contraddittoria da diverse fonti.

La documentazione dell'Archivio di Stato austriaco permette di mettere ordine.

La sequenza corretta è:

30 aprile 1779: Generalmajor, con anzianità dal 20 aprile;

9 ottobre 1789: Feldmarschall-Lieutenant, con anzianità dall'8 maggio;

4 marzo 1796: Feldzeugmeister, con anzianità retrodatata al 6 settembre 1794;

1 giugno 1796: collocamento a riposo.

Il pensionamento avvenne su sua richiesta.

Questa cronologia è preferibile alla versione di alcune biografie ottocentesche, nelle quali la promozione a Feldzeugmeister sembra coincidere con il ritiro. Formalmente Klebeck possedeva già il grado da alcuni mesi. Dopo il servizio si ritirò a Güns, l'attuale Kőszeg, nell'Ungheria occidentale.

Lì trascorse gli ultimi quindici anni. Non si sposò e non ebbe discendenti diretti. Il titolo baronale non dipendeva comunque dalla sua discendenza: il diploma del 1779 aveva compreso fin dall'origine anche il fratello Carl Otto e i suoi successori. Ernst Wilhelm von Klebeck morì a Güns il 4 giugno 1811. Aveva circa ottantadue anni. Era nato sotto un ordine europeo nel quale il Sacro Romano Impero sembrava ancora una struttura permanente e Federico Guglielmo I di Prussia apparteneva a un passato recente. Moriva in un continente nel quale il Sacro Romano Impero era scomparso da cinque anni e Napoleone governava l'Europa dal Baltico all'Adriatico. Il vecchio generale aveva attraversato quasi per intero il passaggio fra quei due mondi.


UN NOME CHE NON ERA ANCORA MORTO

Quando Klebeck morì, il suo cognome non era affatto scomparso dalla vita dell'esercito.

Per ventitré anni aveva indicato l'IR 14.

Una generazione di ufficiali e soldati aveva conosciuto il reparto come Klebeck-Infanterie. Gli uomini erano cambiati, i comandanti erano cambiati, l'uniforme aveva subito modifiche, la monarchia stessa aveva cambiato forma istituzionale.

Il nome era rimasto. La successiva tradizione reggimentale continuò a ricordarlo. All'inizio del Novecento Boleslaw Jan Czedekowski realizzò per la raccolta del futuro Hessenmuseum un ritratto del Feldzeugmeister, inserendolo nella serie degli antichi Inhaber dell'IR 14.

Era un dipinto postumo, naturalmente. Ma è significativo che un secolo dopo la sua morte il reggimento sentisse ancora il bisogno di dare un volto al cognome che aveva portato durante gli anni della Rivoluzione francese.



L'UOMO DIETRO IL NUMERO 14

Alla fine, forse il particolare che meglio riassume l'uomo è proprio l'instabilità del suo nome.

Klebeck nei repertori austriaci.

Klebek in diversi documenti militari.

Kleebeck nelle fonti olandesi e nella tradizione baltica.

Kléebeck nel repertorio genealogico russo.

Ernst Wilhelm per alcuni.

Wilhelm Ernst per altri.

Semplicemente Wilhelm per gli Schematismen.

Non è confusione: è geografia.

Quel cognome passò dalle terre del vescovado di Münster alla Livonia, dalla cancelleria russa a quella asburgica, dalla Frontiera Militare croata ai giornali prussiani e infine alle cronache olandesi. Anche in questo Klebeck è un personaggio profondamente asburgico pur essendo nato molto lontano dai domini ereditari degli Asburgo.

Era un uomo di un sistema militare nel quale un nobile tedesco-baltico poteva forse avere servito la Russia, diventare colonnello di soldati croati, combattere Prussiani in Slesia, Ottomani in Bosnia e Serbia, diventare proprietario titolare di un reggimento dell'Alta Austria e terminare il servizio difendendo una fortezza olandese contro un generale alsaziano della Repubblica francese.

Chiedersi quale fosse la sua nazionalità nel senso ottocentesco del termine significa porre alla sua vita una domanda che appartiene soprattutto al secolo successivo. La sua vera appartenenza professionale era l'esercito imperiale. Klebeck non fu uno dei grandi strateghi europei. Non è Laudon. Non è l'arciduca Carlo. Non è Suvorov. Non comandò campagne capaci di modificare da sole l'equilibrio del continente. Ed è proprio questo a renderlo interessante. La storia militare non fu costruita soltanto dai pochissimi uomini ai quali vennero dedicati monumenti equestri nelle capitali.

Fu costruita anche da ufficiali come lui: professionisti capaci di passare da un teatro di guerra all'altro, di imparare a comandare truppe differenti, di trascorrere decenni in servizio e di lasciare il proprio nome a uomini che spesso non avrebbero mai incontrato personalmente. Klebeck fu ufficiale di frontiera prima di essere generale. A Dittersbach seppe trasformare un'operazione compromessa in un successo. A Berbir continuò a lavorare nelle trincee dopo una caduta da cavallo. A Belgrado guidò la prima colonna nelle strade della città. A Vienna, per una mattina, fu l'uomo che portava una vittoria.

A Maastricht scoprì il limite oltre il quale né l'esperienza né il coraggio personale possono sostituire una situazione strategica ormai perduta. E mentre tutto questo accadeva, il 14° Reggimento portava il suo nome. Per chi oggi ricostruisce quel reparto, capire chi fosse Klebeck — o Klebek, o Kleebeck — non è quindi una digressione biografica. È parte della ricostruzione. Perché dietro una denominazione reggimentale non c'è soltanto una parola da scrivere correttamente su una didascalia.

C'è un uomo. E dietro quell'uomo c'è un'intera Europa.


BIBLIOGRAFIA E RIFERIMENTI


Fonti archivistiche e documentarie

Österreichisches Staatsarchiv, Allgemeines Verwaltungsarchiv, Adelsarchiv, fascicolo Klebeck, Wilhelm von e Karl Otto von Klebeck, concessione del Reichsfreiherrnstand, 22 giugno 1779.

Schmidt-Brentano, Antonio, Kaiserliche und k.k. Generale 1618–1815, Österreichisches Staatsarchiv – Kriegsarchiv, Wien, 2006.

Schematismus der Oesterreichisch-Kaiserlichen Armee für das Jahr 1790.

Schematismus der Oesterreichisch-Kaiserlichen Armee für das Jahr 1810.

Schlesische privilegirte Zeitung, Jahrgang 44, 1785, notizia «Von der Donau den 30. Junius», relativa ai disertori ottomani presso Semlin e al progetto di affidarne la brigata al «General Kleebeck».

Giuseppe II, lettera da Vienna del 12 ottobre 1789 contenente la comunicazione «Le Général Klebeck m'a apporté la Capitulation avec tous les details», successivamente pubblicata da Franz Gräffer nelle Josephinische Curiosa.

Prandstetter, Martin Joseph, An den Herrn Feldmarschalllieutnant Klebeck, als er uns die Nachricht von dem Falle Belgrads brachte. Wien, am 12. Oktober 1789, gedruckt bey Ignaz Alberti, Wien, 1789, Wienbibliothek im Rathaus, E 103098.

Pichler, Caroline, Denkwürdigkeiten aus meinem Leben, vol. I, Wien, 1844.

Vaderlandsche historie, vervattende de geschiedenissen der Vereenigde Nederlanden, vol. XXVII, Amsterdam, 1801; sezioni relative all'assedio e alla capitolazione di Maastricht del 1794.

Repertori militari e biografici

Hirtenfeld, Jaromir, Oesterreichisches Militär-Konversations-Lexikon, vol. III, Wien, 1853, voce «Klebeck (Wilhelm, Freiherr)», pp. 547–548. Copia digitale consultata anche nell'archivio di ricerca ACRIMPERI.

Hirtenfeld, Jaromir, Der Militär-Maria-Theresien-Orden und seine Mitglieder, Wien, 1857.

Wurzbach, Constantin von, Biographisches Lexikon des Kaiserthums Oesterreich, vol. XII, Wien, 1864, voce «Klebeck, Wilhelm Freiherr», pp. 26–27.

Kudrna, Leopold – Smith, Digby, A Biographical Dictionary of all Austrian Generals during the French Revolutionary and Napoleonic Wars 1792–1815, voce «Klebeck, (Ernst) Wilhelm Freiherr von».

Sigmund, Martha, Feldzeugmeister Ernst Wilhelm Freiherr von Klebeck. 1729–1811. Biographie, Dissertation, Universität Wien, 1943. L'opera risulta censita dalla bibliografia specialistica; non è stata reperita in questa ricerca una copia integrale liberamente consultabile.

Aikin, John – Enfield, William, General Biography; or, Lives, Critical and Historical, of the Most Eminent Persons of All Ages, Countries, Conditions, and Professions, London, prima edizione 1799–1815; voce relativa a Laudon, con la definizione del «general Kleebeck» come suo nipote.

Genealogia e araldica

Kneschke, Ernst Heinrich, Neues allgemeines deutsches Adels-Lexicon, vol. V, Leipzig, 1864, p. 120, voce «Klebeck, Freiherren».

Dolgorukov, Pëtr Vladimirovič, Rossijskaja rodoslovnaja kniga [Российская родословная книга], voce «Бароны и дворяне Клеебеки», con la forma latina Kléebeck e i nomi Wilhelm-Ernst e Carl-Otto.

Genealogisches Handbuch der livländischen Ritterschaft, sezione relativa alla famiglia von Klebeck.

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Elgenstierna, Gustaf, Den introducerade svenska adelns ättartavlor, indice genealogico, voce Kleebeck.

Hagemeister, Heinrich von, Materialien zu einer Geschichte der Landgüter Livlands, vol. I, Riga, 1836.

Siebmacher, Johann, Grosses und allgemeines Wappenbuch, sezioni relative alla famiglia Klebeck.

Frontiera Militare e Croazia

Vaniček, František, Specialgeschichte der Militärgrenze, 4 voll., Wien, 1875. Copie digitali conservate nell'archivio di ricerca ACRIMPERI.Karaula, Željko, «Kipovi svetaca zaštitnika u središnjem bjelovarskom parku – postava i sudbina», Diacovensia, 33/2, 2025, pp. 283–300; per la statua di Sant'Elena fatta erigere da Wilhelm Klebeck il 27 ottobre 1778.

Habek, Dubravko, «Prvi žitelji Bjelovara iz matica rođenih/krštenih i umrlih župe Kapela 1753.–1772.», Radovi Zavoda za znanstvenoistraživački i umjetnički rad u Bjelovaru, n. 5, 2012, pp. 51–60.

Guerra di successione bavarese

Seidl, Carl von, Versuch einer militärischen Geschichte des Bayerischen Erbfolge-Kriegs im Jahre 1778, 3 voll., Königsberg, 1781.

Wurzbach, Constantin von, voce «Wurmser, Dagobert Sigmund Graf», per la tradizione delle otto bandiere e del più elevato numero di perdite a Dittersbach.

Wurzbach, Constantin von, voce «Wolff, Joseph», per l'azione dei volontari e la morte dell'Oberleutnant Wolff nella notte dell'8–9 novembre 1778.

Hirtenfeld, Jaromir, Oesterreichisches Militär-Konversations-Lexikon, vol. III, pp. 547–548, per la versione che attribuisce a Klebeck la cattura di una bandiera e della ridotta a Dittersbach e per l'azione di Rückerts.

Guerra austro-ottomana e Belgrado

Tschink, Cajetan, Loudons Leben und Thaten, 2 voll., Wien, 1791.

Pichler, Caroline, Denkwürdigkeiten aus meinem Leben, vol. I, per la testimonianza dell'arrivo di Klebeck a Vienna.

Prandstetter, Martin Joseph, An den Herrn Feldmarschalllieutnant Klebeck..., Wien, 1789.

Documentazione contemporanea e studi sulla campagna del 1789, sulla capitolazione di Belgrado e sulle ricompense concesse ai protagonisti.

Maastricht

Jaspar, E., Kint geer eur eige stad?, sezioni dedicate all'assedio francese del 1794; utilizza sistematicamente la forma «Kleebeck» e conserva la tradizione locale fortemente critica nei confronti del comandante austriaco.

De Gids, 1852 e 1862, articoli relativi alla storia militare di Maastricht e al giudizio sulla capitolazione del 1794.

Ubachs, P. J. H., studi sulla storia di Maastricht e sul periodo rivoluzionario francese.

Vaderlandsche historie, vol. XXVII, Amsterdam, 1801, per la cronaca dell'assedio, del bombardamento e della capitolazione.

Storia dell'IR 14 e archivio di ricerca ACRIMPERI

IR14 Klebek 1792–1800.xls, quadro cronologico di comandi, dislocazioni e campagne del K.K. Infanterie-Regiment Nr. 14.

STORIA IR14.pdf, raccolta sulla storia e sulla tradizione del K.K. Infanterie-Regiment Nr. 14.

Schematismus der Oesterreichisch-Kaiserlichen Armee für das Jahr 1810, copia digitale conservata nell'archivio di ricerca.

Oesterreichisches Militär-Konversations-Lexikon, vol. III, copia digitale.

Vaniček, František, Specialgeschichte der Militärgrenze, copie digitali dei volumi disponibili.

Materiali di consultazione sull'esercito imperiale, sull'IR 14 e sulle campagne 1792–1811 conservati nell'archivio digitale di ricerca ACRIMPERI.

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