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ACCAMPAMENTO AUSTRIACO IN ETA' NAPOLEONICA

22 set 2017
Tempo di lettura: 15 min

Aggiornamento: 1 set



L’immagine dell’accampamento è probabilmente una delle più familiari quando si pensa agli eserciti dell’età napoleonica: file di tende bianche, fuochi accesi, soldati intenti a cucinare, armi disposte ordinatamente e ufficiali che entrano ed escono dalle proprie sistemazioni. È però un’immagine che rischia di essere ingannevole, perché presenta facilmente il campo come il luogo nel quale, per qualche ora, l’esercito smette di essere tale.

Per l’esercito austriaco avveniva quasi il contrario. Il campo era una formazione militare distesa sul terreno, organizzata affinché uomini, armi, artiglierie, cavalli, bagagli e servizi potessero convivere senza compromettere la possibilità del reparto di tornare rapidamente sotto le armi.

Il Dienst-Reglement für die k.k. Infanterie del 1808 dedica al campo una sequenza organica di prescrizioni: scelta e organizzazione del terreno, tracciamento, ingresso delle truppe, servizio interno, guardie, culto, approvvigionamenti e sicurezza. Il principio di fondo è semplice: il soldato deve poter riposare e godere della necessaria comodità, ma tende e capanne devono essere disposte in modo tale che il reparto possa formarsi a qualsiasi ora con la minima perdita di tempo.

Non era una novità introdotta dalle guerre napoleoniche. Il regolamento del 1786 disciplinava già il Lagerausstecken, il campo regolare, l’ingresso delle truppe e la vita nell’accampamento. Quello del 1808 sviluppava quindi una cultura della castrametazione ormai radicata nell’esercito asburgico.

La geometria che ne risultava può sembrare quasi ossessiva. Aveva però uno scopo assai concreto. Un campo ben organizzato era un reparto che, svegliato nel cuore della notte, sapeva dove trovare uomini, ufficiali, armi, munizioni, cavalli e carri, e soprattutto da quale strada uscire per tornare a essere una formazione da combattimento.



DAL TERRENO ALLA GEOMETRIA DEL CAMPO


La costruzione dell’accampamento cominciava molto prima che fosse piantato il primo picchetto.

La scelta del luogo non rispondeva soltanto a considerazioni tattiche. Il regolamento del 1808 prendeva espressamente in considerazione anche la salute e il recupero della truppa. Terreni troppo umidi, acquitrinosi o comunque malsani dovevano essere evitati; acqua, legna e viveri costituivano invece le necessità fondamentali.

La vicinanza di villaggi e centri abitati poteva essere preziosa. Un esercito aveva bisogno di pozzi e corsi d’acqua, boschi, paglia, foraggio, mulini, macellerie, mercati e strade. Quando possibile, soprattutto dopo marce particolarmente dure, legna, paglia e foraggio dovevano essere procurati prima dell’arrivo della truppa, evitando così di spedire immediatamente uomini già esausti alla ricerca delle necessità più elementari.

Il campo, insomma, non veniva semplicemente collocato sopra il paesaggio. Viveva del paesaggio. La disponibilità di risorse circostanti poteva determinare la capacità del reparto di riposare, cucinare, nutrire gli animali e ripartire.

Prima del grosso del reggimento giungeva poi il personale incaricato del Lagerausstecken, il tracciamento del campo. Già nel regolamento del 1786 un ufficiale accompagnato da sottufficiali utilizzava apposite Quartierfähnlein per materializzare sul terreno i limiti e le suddivisioni dell’accampamento. Nel 1808 ritroviamo un ufficiale, un Feldwebel, sottufficiali muniti delle Lagerfähnchen e uomini provenienti dalle compagnie.

L’ufficiale doveva conoscere esattamente la forza presente del reparto, perché da questa dipendeva la quantità di terreno necessaria. Al livello superiore interveniva il Generalquartiermeister, al quale facevano capo la castrametazione generale e l’assegnazione degli spazi.

Prima ancora che comparissero le tende, dunque, il campo esisteva già come successione di linee, bandierine, misure e funzioni.

Il modello considerato particolarmente adatto alla fanteria era il Lager mit Compagniegassen, il campo con vie di compagnia. Le tende o le capanne erano disposte in file perpendicolari alla linea delle armi, mentre fra le sistemazioni delle differenti compagnie rimanevano vere strade interne, le Compagniegassen.

Il principio è illuminante: il campo riproduceva l’organizzazione del reparto. Potremmo quasi considerarlo un battaglione disteso sul terreno.

Ogni compagnia occupava un settore riconoscibile e gli uomini potevano uscire dalle tende, raggiungere le armi e formarsi senza che reparti differenti dovessero incrociarsi inutilmente.

Le dimensioni non erano fissate una volta per tutte. Il terreno veniva calcolato secondo la forza effettiva. Nel regolamento del 1786, per due battaglioni campali completi, due compagnie di granatieri e quattro pezzi d’artiglieria, viene presentato un esempio di 570 Schritte di fronte complessivo. Nel 1808, con organici differenti, i calcoli mutavano, ma non il metodo.

Esisteva anche il Lager ohne Compagniegassen, una disposizione più compatta, utile quando il terreno fosse insufficiente oppure quando il campo dovesse essere montato e abbandonato rapidamente.

La distinzione è essenziale. Non esisteva un unico modello di “accampamento austriaco” da riprodurre meccanicamente in ogni circostanza. Un grande campo d’esercizio destinato a durare settimane, un campo di marcia e una posizione occupata per poche ore davanti al nemico potevano avere aspetti molto diversi.

Anche l’ingresso delle truppe era regolato. L’ufficiale che aveva preso parte al tracciamento tornava incontro al reparto, riferiva sulle condizioni del terreno e guidava le compagnie verso i settori assegnati. Il campo non nasceva per progressivo affollamento di un prato: veniva riempito secondo un ordine predisposto in anticipo.



LA CITTÀ DI TELA: TENDE, UOMINI E TENUTA DA CAMPO

La tenda è probabilmente l’elemento che più facilmente identifica un accampamento militare agli occhi moderni. Le fonti mostrano però una situazione molto meno uniforme.

Il regolamento distingue il Gemeinen-Zelt, la tenda dei soldati comuni, dalle sistemazioni destinate a ufficiali e differenti livelli di comando. Il piccolo stato maggiore disponeva di una propria dotazione e nella struttura del campo compare persino un Capellzelt, collegato alla cappella musicale del reggimento.

La documentazione è molto precisa nel dirci quante tende servivano, come venivano distribuite e come dovevano essere trasportate. È invece più prudente quando si cerca di ricavare da queste categorie amministrative una completa tipologia costruttiva. Non ogni denominazione implica necessariamente un modello radicalmente differente di tenda.

L’Ausmaß des Fuhr- und Packwesens del 1808 permette di entrare concretamente nella consistenza della dotazione. Una normale compagnia di fucilieri di un reggimento tedesco disponeva, esclusi gli ufficiali, di 26 tende e 6 Gewehrmäntel. Per trasportare questo materiale servivano tre cavalli da soma e un conducente.

Una compagnia di granatieri aveva invece 20 tende e 4 Gewehrmäntel. Per una divisione di fucilieri della fanteria ungherese la dotazione saliva a 58 tende e 12 coperture per le armi, con sette cavalli da soma destinati al trasporto.

Anche soltanto osservando il numero delle tende si comprende quindi quanto fosse improprio immaginare l’esercito imperiale come un organismo completamente uniforme.

Per quanto riguarda la capienza, il regolamento del 1808 non formula una regola assoluta del tipo “una tenda uguale sei uomini”. I suoi calcoli sulla forza delle compagnie e sul numero di tende consentono tuttavia di ricostruire prudentemente un’occupazione normale nell’ordine di cinque o sei uomini per Gemeinen-Zelt.

Il numero deve essere considerato indicativo, non sacramentale. Malati, uomini distaccati, personale di servizio e forza reale della compagnia potevano modificare la distribuzione.

Rimane comunque sufficiente a chiarire un punto: la tenda non era la cameretta personale del soldato. Era uno spazio collettivo, piuttosto ristretto, nel quale più uomini dovevano trovare posto insieme a parte dei propri effetti.

L’ordine interno assumeva perciò una funzione pratica. Nel buio di un allarme notturno trovare rapidamente equipaggiamento e oggetti personali non era una questione di eleganza.

Nemmeno tutti i reparti disponevano delle stesse tende. Mineure e pionieri avevano dotazioni differenti; i Sappeure, secondo il documento logistico del 1808, non trasportavano tende. Lo stesso accadeva nella cavalleria: corazzieri e dragoni avevano proprie dotazioni, mentre ussari e ulani non portavano tende regolamentari.

Particolarmente curioso è il caso dei pontonieri. Le loro tende non disponevano di un trasporto specificamente dedicato, ma viaggiavano sui carri già impiegati per pontoni e materiali da ponte. È un piccolo dettaglio che rivela una logistica assai meno schematica di quanto possa sembrare: ogni corpo adattava il problema dell’accampamento al proprio mestiere.

Anche i Gewehrmäntel, continuamente contabilizzati accanto alle tende ma separatamente da esse, meritano attenzione. Non erano piccole tende personali: appartenevano al sistema di protezione delle armi raggruppate. Dovevano contribuire in modo significativo all’aspetto della zona anteriore dell’accampamento, pur essendo oggi assai meno familiari della classica tenda bianca.

La vita nel campo comportava poi una propria articolazione dell’abbigliamento.

Parlare di un’unica “uniforme da campo” sarebbe fuorviante. Il regolamento mostra piuttosto una graduazione della tenuta secondo il servizio svolto.

Gli uomini mandati a raccogliere legna e paglia potevano presentarsi in der kleinen Montur, con la Holzmütze, senza baionetta e senza parte dell’equipaggiamento previsto per il servizio armato. Una tenuta analoga poteva essere ammessa quando un generale percorreva semplicemente le Compagniegassen senza che fosse stata ordinata una completa Adjustierung.

Ben diversa era la situazione in occasione di un’uscita formale davanti alla generalità, quando tornava la vollkommene Adjustierung.

Durante il Gottesdienst im Felde gli uomini si schieravano nuovamente con arma laterale, baionetta ed elmo o shako. Due soldati per compagnia restavano però nel campo per sorvegliare tende e cucine.

L’abbigliamento ordinario del campo non era quindi sciatteria regolamentata. Era una riduzione razionale dell’equipaggiamento in funzione del lavoro da compiere.

Chi era di guardia seguiva naturalmente una logica differente. Il soldato incaricato della custodia delle bandiere o di un posto importante doveva mantenere armi ed equipaggiamento immediatamente disponibili. Il grado di comodità dipendeva, molto semplicemente, dal grado di responsabilità.



DIETRO LE TENDE: CUCINE, ACQUA, LATRINE, CARRI E ANIMALI


La zona delle tende rappresentava soltanto una parte dell’accampamento. Alle sue spalle si sviluppava una successione di servizi. Il regolamento colloca le cucine su una specifica Feuerlinie, nel modello considerato circa quindici Schritte dietro le tende. Seguivano gli spazi degli ufficiali e dello stato maggiore, poi il Fuhrwerk, i carri, il Profoss, il Wagenmeister, gli animali da soma e da tiro, i Marketender e i macellai.

Il campo aveva dunque una vera profondità funzionale.

Anche il fuoco, elemento oggi quasi inevitabile nell’immaginario della vita da campo, non era semplicemente acceso dove risultava più comodo sedersi. In una concentrazione di tela, paglia, legno, polvere e munizioni, la posizione delle cucine era anche una misura elementare contro gli incendi.

La distribuzione della carne rivela inoltre la struttura minuta del reparto. Un uomo per Cameradschaft veniva inviato a ritirarla e gli uomini si recavano ordinatamente presso il macellaio reggimentale. Quando possibile, durante una marcia, la carne doveva essere procurata il giorno precedente in modo che, una volta raggiunto il campo, fosse possibile iniziare rapidamente la cottura.

La Cameradschaft era quindi qualcosa di più di una bella parola militare. Era il piccolo nucleo con cui si condividevano tenda, razioni e una parte consistente della vita quotidiana.

Il pane seguiva un circuito diverso. Così come legna, paglia e acqua.

Quando possibile, legna e paglia venivano raccolte in anticipo e trasportate su carri. Se ciò non era avvenuto, la truppa doveva procurarsele dopo l’ingresso nel campo. Se fosse necessario tagliare direttamente il legname, entravano in scena i Zimmerleute, i carpentieri delle compagnie.

Persino andare a cercare legna aveva però una sua dimensione disciplinare. Un bosco offriva a un soldato deciso a disertare opportunità piuttosto migliori di una piazza d’armi. Ufficiali e sottufficiali dovevano quindi controllare attentamente l’uscita e il ritorno delle corvée.

Anche l’acqua richiedeva sorveglianza. Pozzi e fonti potevano essere controllati da sottufficiali o da vere Schildwachen, incaricate anche di impedire che l’acqua venisse sporcata o resa inutilizzabile.

Il regolamento arrivava inevitabilmente anche alla questione meno pittoresca del campo: le latrine.

Per ogni battaglione erano previste tre fosse, poste dietro la zona abitata, segnalate e schermate con rami o vegetazione. Non dovevano trasformarsi in elementi permanenti del paesaggio: dopo circa due giorni venivano ricoperte e sostituite.

Si potrebbe considerarlo un dettaglio poco marziale. Dopo qualche migliaio di uomini riuniti per una settimana, diventava improvvisamente una questione di prim’ordine.

Tutto questo rientrava nella innere Polizey des Lagers, la polizia interna del campo. Il termine comprendeva qualità e salubrità dei viveri, acqua potabile, pesi e misure, pulizia, precauzioni contro il fuoco, controllo delle persone estranee e disciplina del piccolo mondo commerciale che gravitava attorno all’esercito.

Il regolamento menziona Marketender, mendicanti, giocatori, girovaghi e altre figure considerate potenzialmente problematiche. Ci ricorda così che il campo militare non era una comunità chiusa. Attorno a migliaia di uomini si muovevano venditori, fornitori, lavoratori, abitanti dei villaggi e una folla di persone attratte dalle necessità e dal denaro di un esercito.

L’ordine era garantito anche dalla Lagerinspection. Ufficiali e sottufficiali controllavano giorno e notte ciò che avveniva nel campo e nelle immediate vicinanze. Uno degli incaricati doveva essere continuamente presente davanti al fronte.

La truppa poteva riposare. Il campo, come organismo, non dormiva mai completamente.

Quando erano presenti cannoni, infine, anche l’artiglieria entrava nella geometria. Il regolamento prevedeva specifici spazi e una Stückgasse. Pezzi, serventi, munizioni e mezzi di traino dovevano restare accessibili e pronti all’impiego.

I cannoni non erano parcheggiati dove avanzava posto.

In caso di allarme sarebbe stato alquanto imbarazzante scoprire che l’artiglieria era rimasta intrappolata fra una cucina e un carro di bagagli.



IL PESO DEL CAMPO: QUANTO COSTAVA PORTARSI DIETRO UNA NOTTE


La grande differenza fra un campo disegnato su una tavola e un campo reale è che il secondo deve arrivare sul posto.

Il Fuhr- und Packwesen del 1808 distingue infatti espressamente fra la situazione nella quale le tende vengono portate con la truppa e quella in cui vengono lasciate indietro.

Per le sole tende e coperture delle diciotto compagnie di fucilieri di un reggimento tedesco occorrevano, secondo le dotazioni prescritte, 54 cavalli da soma e 18 conducenti.

E non erano ancora stati caricati pentole, bagagli, viveri, attrezzature, requisiti dello stato maggiore, fucina e materiali di altra natura. La tenda aveva quindi un costo espresso in cavalli, uomini, foraggio e lunghezza della colonna. Portarla significava ottenere una sistemazione migliore una volta giunti a destinazione. Lasciarla significava muoversi più leggeri.

Questo aiuta anche a capire perché campo e bivacco non debbano essere considerati sinonimi. Il bivacco non era necessariamente un campo realizzato male: poteva rappresentare la soluzione più coerente con una situazione tattica, con una marcia rapida o semplicemente con l’assenza del relativo materiale da tenda.

Il sistema logistico aveva perfino un proprio responsabile specializzato.

Ogni reggimento doveva disporre stabilmente di un ufficiale addetto al Fuhr- und Packwesen, tanto in pace quanto in guerra. Doveva conoscere il trasporto, la gestione dei cavalli, le norme relative alle requisizioni e la conservazione del materiale. Carri, finimenti, basti e attrezzature ricadevano sotto la sua responsabilità. Non era un incarico decorativo. Se durante un’ispezione il materiale risultava mancante o inutilizzabile, l’ufficiale poteva essere punito e perfino chiamato a risarcire il danno subito dall’erario. Il documento osserva con una certa franchezza che la mobilità del reggimento dipendeva in buona parte dalle condizioni del suo Fuhr- und Packwesen.

Non sono parole particolarmente epiche. Sono però parole che ogni esercito in campagna avrebbe potuto incidere all’ingresso del proprio deposito.

Anche nei magazzini le tende richiedevano cura. Tele, corde e materiali dovevano essere mantenuti asciutti, controllati e riparati.

La tenda militare reale poteva quindi avere alle spalle anni di utilizzo, rattoppi, sporco e campagne precedenti. L’ordinata distesa di tele candidissime appartiene forse più facilmente a una fotografia promozionale che a un reparto appena uscito da settimane di marcia.



IL CAMPO COME SCUOLA DELLA GUERRA

Una macchina tanto complessa non poteva essere imparata soltanto quando il nemico si trovava davanti. Da qui l’importanza degli Exercierlager, i campi d’esercizio.

Il regolamento del 1808 non li considerava semplicemente luoghi nei quali far marciare i battaglioni durante la giornata. Dovevano servire a esercitare picchetti, pattuglie, ricognizioni, foraggiamento, allarmi, movimenti notturni e spostamenti del bagaglio. Non si addestrava soltanto il soldato. Si addestrava l’intero organismo militare.

Un esempio significativo è il grande campo di Edingen sul Neckar del 1797. Le truppe imperiali vi rimasero da agosto sino alla fine di settembre e le attività culminarono in quattro grandi manovre del Corps d’Armée, svolte il 25, 28, 29 e 30 settembre.

Il 25 settembre, all’una del pomeriggio, un colpo di cannone diede il segnale. Il corpo d’armata uscì dal campo organizzato in sei colonne; ulteriori colpi scandirono le fasi successive dell’esercitazione. Al nono segnale le truppe tornarono nell’accampamento.

Il campo funzionava dunque come base dalla quale l’esercito usciva per combattere una guerra simulata e nella quale rientrava una volta conclusa.

L’addestramento riguardava anche attività decisamente meno spettacolari.

L’istruzione logistica del 1808 prescriveva di svolgere nei campi esercitazioni di Packgeschäft, cioè di caricamento e gestione degli animali da soma. Occorreva formare uomini capaci di preparare le imbottiture, sistemare i basti, distribuire correttamente i carichi e riparare il materiale.

È forse una delle immagini migliori per comprendere il campo d’esercizio austriaco.

Da una parte un battaglione provava una manovra.

Poco lontano qualcuno imparava a caricare correttamente una pentola su un cavallo.

Entrambe le attività potevano decidere se il reggimento sarebbe stato ancora efficiente tre giorni dopo.


Campo con vie di Compagnia per due battaglioni e due compagnie granatieri di un regg. di fanteria di linea tedesca

QUANDO IL REGOLAMENTO INCONTRAVA IL FANGO: IL 1805 DI MAHLERN

I regolamenti spiegano ciò che avrebbe dovuto accadere. La memorialistica mostra quello che accadeva quando quella macchina ordinata incontrava una campagna reale.

Una fonte particolarmente utile è il diario del maggiore Mahlern, veterano della k.k. Armee e comandante nel 1805 del 6º battaglione Kerpen. Le sue pagine costituiscono quasi il naturale contrappunto al regolamento.

Dopo una durissima marcia verso Wolkersdorf, il battaglione raggiunse la propria brigata soltanto verso le quattro del mattino. Molti uomini erano rimasti indietro per la stanchezza; altri, soprattutto fra le reclute, avevano approfittato della confusione per allontanarsi.

Mahlern riferì al comando che la sua truppa era fortemente esausta, senza pane e senza i necessari Feldrequisiten. Quando finalmente venne dato l’ordine di cucinare emerse un inconveniente assai concreto: il battaglione non disponeva nemmeno di sufficienti recipienti.

Gli altri battaglioni della brigata dovettero prestargli Kochkessel e Casserollen.

La scena merita di essere ricordata. Poche cose illustrano meglio il rapporto fra prescrizione regolamentare e campagna reale.

Il regolamento sapeva perfettamente dove dovesse trovarsi la cucina.

Il battaglione, per il momento, non aveva abbastanza pentole.

Il giorno successivo il principe Liechtenstein fece distribuire gratuitamente alla truppa vino, verdura e carne. Gli uomini avevano appena ricevuto i viveri e li stavano preparando quando, alle tre del pomeriggio, giunse l’allarme. La truppa si formò e poco dopo riprese la marcia.

Avere il rancio non significava necessariamente riuscire a mangiarlo. Mahlern distingue inoltre chiaramente fra campiren e biwakiren. Dietro Muschau le truppe bivaccarono su un pascolo e sulle piccole alture retrostanti mantenendo l’ordine di battaglia. A Pohrlitz, invece, austriaci e russi stabilirono veri campi sui due lati della strada, con il quartier generale nel paese.

La distinzione è fondamentale. Tenda, campo e bivacco non sono sinonimi. Un reparto poteva entrare in un campo regolare, utilizzare capanne, aver lasciato le tende indietro, appartenere a una specialità che non le trasportava oppure limitarsi a bivaccare presso i fuochi mantenendo le armi pronte.

A Pohrlitz emerse anche il problema dell’approvvigionamento. Secondo Mahlern, nonostante assegnazioni separate, soldati russi sottrassero agli austriaci scorte di pane e foraggio e portarono nel proprio campo perfino bagagli e carri degli ufficiali. Le comunità circostanti subirono a loro volta pesantemente la concentrazione delle truppe.

Il campo poteva dunque essere perfettamente ordinato al proprio interno e contemporaneamente consumare il territorio circostante. Anche i fuochi avevano due facce.

Durante le marce notturne Mahlern individuava i reparti francesi grazie ai loro Lagerfeuer. In un altro momento un ufficiale austriaco gli indicò la probabile posizione dell’esercito imperiale presso Wolkersdorf semplicemente osservando il cielo: sopra l’accampamento era arrossato dalle fiamme.

Il fuoco permetteva di cucinare, scaldarsi e vedere. Permetteva anche al nemico di intuire dove vi trovavate. La concentrazione di truppe presso Olmütz mostrò invece perché il regolamento insistesse tanto su acqua, latrine, pulizia e approvvigionamenti. Mahlern ricorda una situazione sanitaria sempre più difficile e riferisce che dal solo suo battaglione dovettero essere inviati all’ospedale circa duecento malati, oltre ad alcuni morti improvvisi. In questo contesto si colloca uno degli episodi più interessanti del suo diario. L’imperatore Francesco avrebbe dovuto ispezionare le truppe nel pomeriggio del 25 novembre. Si presentò invece verso le nove del mattino.

Mahlern osserva, non senza una certa soddisfazione, che molti ufficiali superiori erano ancora tranquillamente nei loro alloggi in città. Lui afferma invece di essere rimasto sempre nel campo, al punto da non avere neppure visitato Olmütz, per mantenersi informato su ciò che accadeva nel battaglione.

Vedendo arrivare l’imperatore fece schierare immediatamente gli uomini.

Francesco rimase tanto favorevolmente impressionato dall’ordine del reparto da decidere che, nonostante la sua ridotta consistenza, non sarebbe stato destinato alla guarnigione della fortezza ma avrebbe continuato a operare in campagna.

Mahlern attribuisce all’imperatore un giudizio assai semplice: in quel battaglione c’era molto ordine.

L’imperatore, arrivando troppo presto, aveva involontariamente realizzato un’ispezione piuttosto più efficace di quella prevista. L’ultima notte prima di Austerlitz costituisce infine il lato più cupo del racconto.

Secondo Mahlern, il 1º dicembre l’esercito alleato occupava il campo con misure di sicurezza gravemente insufficienti. Egli sostiene che non fossero stati predisposti veri avamposti ma soltanto guardie del campo, principalmente austriache, mentre molti ufficiali russi si trovavano nei villaggi circostanti. Mahlern racconta di avere personalmente verificato la situazione e di avere riferito le proprie preoccupazioni al brigadiere Juerziek.

Il giorno seguente si combatté Austerlitz. È naturalmente il giudizio di un memorialista e va letto come tale. Ma proprio per questo è prezioso: agli occhi di un ufficiale esperto, la sicurezza e l’organizzazione del campo non erano faccende amministrative.

Un esercito che riposava senza controllo poteva essere già, in qualche misura, un esercito vulnerabile.



UNA CITTÀ COSTRUITA PER POTER SPARIRE

L’accampamento austriaco fra la fine del Settecento e l’età napoleonica appare quindi come qualcosa di assai più complesso di una fila di tende. Era una città temporanea costruita secondo la logica di un esercito. Aveva strade e settori, una linea delle armi e una linea dei fuochi. Aveva tende condivise da più uomini, sistemazioni per gli ufficiali, coperture per i moschetti, cucine, artiglierie e servizi.

Aveva pozzi sorvegliati e latrine da spostare periodicamente.

Aveva carri, cavalli, macellai, Marketender, conducenti, carpentieri e personale amministrativo.

Aveva soldati in kleine Montur intenti a raccogliere legna e altri che, a poche decine di metri, restavano completamente equipaggiati alla guardia. Aveva ufficiali incaricati di misurare il terreno, altri che sorvegliavano il campo e uno specialista responsabile di carri, basti, cavalli e materiali.

E aveva persino una propria scuola, l’Exercierlager, nella quale l’esercito imparava non soltanto a combattere, ma a vivere, muoversi e sopravvivere come esercito.

Il principio fondamentale rimane quello espresso dal regolamento del 1808: permettere alla truppa di riposare senza che il reparto cessasse mai realmente di essere pronto alla guerra. È probabilmente anche il criterio migliore con cui oggi tentare di ricostruirne uno. Non basta chiedersi se una tenda, una pentola, una cassa, un tavolo o un capo di vestiario siano genericamente compatibili con l’epoca.

Bisogna domandarsi chi li utilizzava, quanti uomini li condividevano, chi li trasportava, dove dovevano trovarsi, quale funzione svolgevano e cosa sarebbe accaduto se, nel cuore della notte, fosse stato dato l’allarme.

Solo allora una fila di tende smette di essere una scenografia.

E torna ad assomigliare a un accampamento dell’esercito imperiale.


Bibliografia e fonti


  • Dienst- und Exercier-Reglement für die k.k. Infanterie, 1786.

  • Dienst- und Exercier-Reglement für die k.k. Infanterie, edizione riveduta, Frankfurt und Leipzig, 1794.

  • J. A. Chevalier de Traitteur, Beschreibung der Exercier-Manoeuvres, descrizione delle manovre svolte presso il campo di Edingen nel 1797.

  • Dienst-Reglement für die k.k. Infanterie. II. Theil, 1808.

  • Aufsatz über die Eintheilung der Leibes-Montur nach Classen und Gattungen und ihre verschiedene Stämplung, Vienna, k.k. Hof- und Staats-Druckerey, 1808.

  • Ausmaß des Fuhr- und Packwesens für jede Truppen-Gattung der kaiserlich-königlichen Armee, Vienna, 1808, con le disposizioni relative a tende, trasporto, animali da soma e responsabilità del personale logistico.

  • Uibersicht des bei der k.k. Oesterreichischen Armee bestehenden Militär-Oeconomie-Systems, e relativi supplementi, per l’organizzazione economica e materiale dell’esercito.

  • Tagebuchblätter aus dem Jahre 1805, dalle annotazioni del maggiore Mahlern, successivamente pubblicate nelle Mittheilungen des k.k. Kriegs-Archivs.


L. Danieli

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